Terni, Bandecchi non riesce a sfiduciare Sterlini e Severoni

Il consiglio comunale si apre grazie a Orsini e Ferranti. Dubbi sulla posizione di Mengaroni, mentre cresce l’imbarazzo in Forza Italia. Per la revoca dei due presidenti di commissione potrebbero servire 22 voti

TERNI – Una mattinata di tensioni, scontri politici e numeri sempre più incerti per l’amministrazione Bandecchi. Il sindaco non è riuscito a ottenere la revoca dei due presidenti, Sterlini e Severoni, esponenti del neonato gruppo Per Terni. Una partita che potrebbe chiudersi definitivamente dopo il parere del Ministero, interpellato dal segretario generale Iole Tomassini.
In assenza di una specifica normativa sulla revoca, infatti, potrebbe trovare applicazione per analogia la disciplina prevista per il presidente del Consiglio comunale, che richiede gravi motivi e una maggioranza qualificata dei due terzi, pari a 22 consiglieri. Condizioni che, allo stato attuale, non sembrerebbero sussistere.
Nel frattempo, il Consiglio comunale ha potuto aprire i lavori grazie alla presenza di Orsini e Ferranti, le cui posizioni appaiono sempre più determinanti per la tenuta dell’amministrazione.
Ma è soprattutto sul fronte delle trattative politiche che si registrano le novità più significative. Secondo le ultime indiscrezioni, sarebbero saliti a 15 i consiglieri disponibili a sottoscrivere davanti al notaio le dimissioni necessarie a determinare la caduta del sindaco. All’appello mancherebbero ancora Orsini, Ferranti e, a quanto sembra, Federica Mengaroni, sulla cui reale volontà iniziano a emergere interrogativi.
La posizione di Orsini, anche alla luce delle recenti nomine nelle società partecipate, apre inevitabilmente una riflessione sull’opportunità politica delle sue scelte. Ancora più delicato il caso di Ferranti, che chiama direttamente in causa Forza Italia. Se il consigliere dovesse confermare la propria indisponibilità a sottoscrivere la sfiducia, dopo la sospensione già intervenuta, si porrebbe inevitabilmente la questione di eventuali ulteriori provvedimenti disciplinari.
Resta poi da comprendere quale sia la posizione ufficiale del partito. Colpisce, in questo senso, il silenzio del segretario cittadino De Angelis, generalmente pronto a intervenire sulle vicende politiche locali, ma finora particolarmente prudente su una questione destinata a incidere sugli equilibri del centrodestra ternano.

Il capitolo più incerto riguarda però Federica Mengaroni. A chi ha seguito i lavori del Consiglio comunale non sono sfuggiti i suoi atteggiamenti e i confronti particolarmente animati con i colleghi del nuovo gruppo Per Terni. Esitazioni e ripensamenti che sarebbero emersi anche in relazione al voto sul bilancio consolidato.
Una situazione che alimenta dubbi sulla compattezza del gruppo appena costituito. Nonostante le dichiarazioni pronunciate in aula, la posizione della Mengaroni appare ancora tutt’altro che definitivamente distante dal sindaco.

I prossimi giorni potrebbero quindi risultare decisivi non soltanto per il futuro dell’amministrazione, ma anche per gli equilibri interni ad Alternativa Popolare e per la credibilità delle posizioni assunte dai consiglieri fuoriusciti dalla maggioranza.

Resta infine una questione politica ancora irrisolta. Lo stesso Bandecchi, riferendosi a Sterlini e Severoni, ha sostenuto che chi non fa più parte della maggioranza dovrebbe lasciare gli incarichi ricoperti. Una posizione che inevitabilmente riporta l’attenzione sui numeri dell’amministrazione e sulla sua capacità di affrontare i prossimi appuntamenti consiliari.
La giornata di oggi, tra tensioni, confronti e continui riposizionamenti, non ha chiarito gli equilibri politici. Molto dipenderà dalle decisioni dei singoli consiglieri, a cominciare da quelli che ancora non hanno assunto una posizione definitiva. La vera verifica arriverà nei prossimi giorni, quando alle dichiarazioni dovranno necessariamente seguire i voti

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