TERNI – Mancano poche ore al primo Consiglio comunale che Stefano Bandecchi affronterà senza una maggioranza certa. Eppure, nonostante la giornata festiva, continuano a susseguirsi telefonate, incontri e tentativi di mediazione. La crisi politica sembra ormai arrivata a un passaggio decisivo, ma il paradosso è evidente: a tenere in piedi il sindaco potrebbero essere proprio alcuni di coloro che, almeno a parole, ne hanno sempre contestato l’operato.
La posizione dei quattro consiglieri fuoriusciti dalla maggioranza appare ormai delineata. Marina Severoni, Sterlini, Colasanti e Federica Mengaroni sembrano destinati a collocarsi definitivamente all’opposizione. Anche la Mengaroni, dopo qualche titubanza, avrebbe scelto di mantenere fede al documento sottoscritto insieme agli altri dissidenti, un vero e proprio j’accuse nei confronti del primo cittadino.
Nel frattempo, dopo le ripetute sfide lanciate da Bandecchi alle opposizioni affinché si rechino dal notaio per mettere fine alla consiliatura, si è tentato di raggiungere quota 17 firme, necessarie per determinare lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale.
Secondo quanto emerge in queste ore, sarebbero pronti a recarsi dal notaio Cirilli i cinque consiglieri del Campo Largo: Spinelli, Di Girolamo, Gubbiotti, Patalocco e Fiorelli. A questi si aggiungerebbero i tre componenti del Gruppo Misto, Trippini, Verdecchia e Fabrizi, oltre ai quattro dissidenti della maggioranza, sebbene permanga qualche incertezza sulla Mengaroni.
Con Marco Cecconi, unico esponente di Fratelli d’Italia che avrebbe manifestato la propria disponibilità, si arriverebbe così a quota 13.
Ed è proprio qui che emerge il vero nodo politico. Masselli, Pastura, Proietti Trotti, Orsini e Ferranti non sembrerebbero intenzionati a sottoscrivere le dimissioni. Una posizione che, al di là delle dichiarazioni pubbliche e delle differenti appartenenze politiche, finisce oggettivamente per favorire la permanenza di Bandecchi a Palazzo Spada.
Particolarmente significativa appare la posizione di Orsini e Ferranti, da tempo considerati possibili interlocutori del sindaco, ma anche quella degli altri consiglieri che hanno costruito una parte della propria azione politica sulla contrapposizione all’attuale amministrazione.
Il risultato è un paradosso tutto ternano. Dopo che gli errori e le divisioni del centrodestra avevano contribuito in maniera determinante alla vittoria elettorale di Bandecchi, oggi sono ancora le scelte di alcuni esponenti di quell’area politica a consentirgli di rimanere in sella, nonostante la perdita della maggioranza.
Una contraddizione che difficilmente passerà inosservata agli elettori: come si può continuare a contestare politicamente un sindaco e, nel momento in cui esiste la possibilità concreta di mandarlo a casa, scegliere di non farlo?
Intanto, secondo i soliti bene informati, lo studio notarile di via Roma sarebbe pronto a raccogliere le firme anche durante la notte.
Per ora i numeri si fermerebbero a 13. Ne mancano quattro per chiudere anticipatamente la consiliatura. E Bandecchi, ancora una volta, potrebbe salvarsi non grazie alla propria maggioranza, ma alle divisioni dei suoi avversari.


