TERNI – Si chiude con una somma di 10mila euro, nell’ambito della condotta riparatoria, il procedimento penale per diffamazione che vedeva imputato il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, in relazione a un post sui social riguardante l’imprenditore ed editore di AM Terni Television, Amerigo Marzi.
Secondo quanto riferito dalla stessa emittente, il giudice del Tribunale di Terni Elisa Fornaro avrebbe ritenuto congrua la somma di 10mila euro ai fini della definizione del procedimento, conclusosi con l’estinzione del reato per condotta riparatoria.
La vicenda trae origine da un post pubblicato da Bandecchi nel 2024, contenente espressioni ritenute diffamatorie nei confronti di Marzi. Sempre secondo quanto riportato da AM Terni Television, il contenuto sarebbe rimasto online per circa un anno e mezzo.
L’udienza, stando alla ricostruzione diffusa dall’emittente, si sarebbe svolta in tempi piuttosto rapidi, arrivando alla definizione del procedimento attraverso l’istituto della condotta riparatoria.
È opportuno precisare che l’estinzione del reato per condotta riparatoria non equivale a una sentenza di condanna né comporta, di per sé, un accertamento definitivo della responsabilità penale dell’imputato. Si tratta di un istituto previsto dall’ordinamento che, in presenza dei presupposti stabiliti dalla legge, consente di dichiarare estinto il reato.
Bandecchi era assistito dagli avvocati Giorgio Panebianco e Filippo Morlacchini, mentre Marzi era rappresentato dal legale ternano Dino Parroni.
A commentare l’esito della vicenda è stato lo stesso imprenditore, che ha annunciato l’intenzione di destinare gran parte della somma a iniziative benefiche.
«Il 90% della cifra sarà devoluto in beneficenza, il restante 10% a mia mamma Enza, che è stata ingiustamente parte lesa. A me quei soldi non interessano proprio», ha dichiarato Marzi, secondo quanto riportato da AM Terni Television.
L’imprenditore è da tempo impegnato anche in iniziative umanitarie in Africa.
La vicenda, nata da uno scontro sui social e approdata davanti all’autorità giudiziaria, trova dunque una conclusione processuale attraverso la condotta riparatoria, secondo quanto riferito dall’emittente. Resta ferma la distinzione tra questa modalità di definizione del procedimento e una pronuncia di condanna nel merito delle contestazioni.


