Henry Cavill nei panni di Geralt di Rivia, The Witcher, Netflix
Geralt pronto alla caccia in The Witcher 2

The Witcher 2, la stagione che farà impazzire 50mila umbri

La recensione e l’anteprima dell’attesissimo ritorno di Geralt di Rivia e dello show fantasy più visto della piattaforma


di Luca Ceccotti

TERNI – Il regalo pre-natalizio del colosso dello streaming è fantasy e parla inglese. Già nel 2019, The Witcher era riuscito a imporsi su Netflix come uno degli show più visti della piattaforma, e con questa seconda stagione (in arrivo il 17 dicembre) l’adattamento seriale dei romanzi di Andrzej Sapkowski alza ancora di più l’asticella qualitativa. Lo spettacolo è certamente garantito, tra inquietanti mostri da cacciare e un’atmosfera oscura e medievale (pure con sprazzi di rinascimento), ma il valore aggiunto degli otto nuovi episodi della serie è tutto narrativo.

Gli utenti più distratti avevano riscontrato nella prima stagione un problema sostanziale relativo alle linee temporali: queste difatti tendevano a incrociarsi senza indicazioni di sorta. Solo qualche dettaglio aiutava il pubblico più disattento, comunque pasticciando non poco l’elemento narrativo del progetto, che rimaneva una buona introduzione a un mondo fantastico violento e senza pietà, con regni in guerra tra di loro, maghi schierati con diverse fazioni e un protagonista muscolare e stoico come Geralt di Rivia (interpretato da Henry Cavill, il Superman di casa DC).
Col senno di poi, quasi un assaggio del potenziale effettivo della trasposizione, che infatti quest’anno entra nel vivo del racconto, nel corpo della storia imbastita su carta dall’autore polacco, la stessa che ha saputo meravigliare e stupire milioni di lettori in tutto il mondo (per non parlare poi dei videogiochi). Lo fa dando risalto al perno centrale dell’opera: il rapporto tra lo strigo Geralt e la bella e fragile Ciri (una fatata e bravissima Freya Allan). La relazione protettore-principessa evolve e si fa finalmente concreta, con il primo a suo modo ridimensionato rispetto al passato per fare spazio all’evoluzione battagliera della seconda. In questo senso, i nuovi episodi assumono un’aura da romanzo di formazione, il cosiddetto coming of age – per dirla alla britannica -, dove è proprio Ciri il nucleo emozionale e vitale del racconto. Non c’è però da preoccuparsi, però: Geralt resta figura principale e importante.
Non mancano scene d’azione spietate (vedrete nel sesto episodio) e momenti appassionanti, questo al netto di una regia a volte sfocata e priva di un vero timbro autoriale, differenza di sostanza che distacca il prodotto dai valori tecnico-artistici dell’irraggiungibile – finora – Il Trono di Spade, quanto meno nel genere d’appartenenza. Nell’estetica, la lievitazione del budget si fa prepotente, con realizzazioni digitali più solide e credibili e un comparto stilistico meglio ragionato (vedi l’intero arco a Kaer Morhen). A mancare ancora – seppur meno rispetto al passato – è una ricerca coscienziosa dell’impatto scenico degli scontri, uno sforzo in più per quadrare in perfezione il cerchio dell’adattamento.
Da tenere da conto è il materiale originale, ovviamente, motivo per cui è giustificato ad esempio il differente risalto dato alla maga Yennefer (Anya Chalotra), qui co-protagonista con un arco narrativo che la vede in fuga dall’Ordine dei Maghi e alla ricerca dello strigo e di Cirilla. Questioni d’esigenza traspositiva, di fatto, che nulla hanno a che vedere con dimenticanze o estensioni della scrittura, che ripetiamo essere in questa seconda stagione più bilanciata, precisa e piacevole.
C’è infine una domanda: qual è il prezzo da pagare per combattere le proprie paure? Il timore di non essere abbastanza, quello di essere un pessimo esempio, l’angoscia di aver perso tutto, l’ansia del ritorno. Basta perdere la propria umanità per diventare più forti o è proprio la stessa umanità a renderci più forti? Scegliere le giuste priorità: potere o amore.
The Witcher 2 è un esercizio episodico di passaggio e d’assestamento della serie Netflix, concettualmente ben realizzato e funzionalmente ben eseguito. La strada è insomma quella giusta per continuare questo viaggio in streaming nel mondo fantastico di Sapkowski.

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