di Aurora Provantini
TERNI – «Dai tumori si guarisce di più dove funzionano le reti oncologiche, per questo è importante far ripartire quella umbra». Fausto Roila, coordinatore della Rete oncologica regionale (ROR), torna sulla necessità di riattivare quel “motore” che pone un argine ai viaggi della speranza e che dimezza le liste di attesa. Perché è ferma da marzo 2020 a causa della pandemia. È stata una delle prime ad essere istituite, nel 2008, definita dal Ministero della Salute «miglior modello di cura per l’oncologia».
«La nostra rete è organizzata secondo il modello Hubs & Spokes» – Roila la sente sua, sebbene sia stato incaricato di guidarla solo a partire dal 2018. «Gli Hubs sono rappresentati dalle due aziende ospedaliere di Perugia e Terni, mentre gli Spokes sono rappresentati da undici ospedali e dai servizi territoriali di Asl 1 e Asl 2. Si caratterizza per due raccomandazioni: la prima sull’accoglienza oncologica e la multidisciplinarietà, la seconda sull’uso ottimale dei farmaci antiblastici ad alto costo». Già primario del reparto di oncologia del Santa Maria di Terni (fino al 2017), rientra nel capoluogo di Regione, che è anche casa sua (a Perugia è nato, si è laureato, si è sposato, è diventato papà e ha visto venire al mondo le sue due nipotine: Rebecca e Rachele) nel 2018, con quell’incarico e molto altro: professore ordinario di oncologia medica, direttore della scuola di specializzazione dell’Università degli Studi di Perugia, consulente dell’Ema e dell’Agenzia italiana del farmaco. «La mia vocazione, se così si può dire, è curare i malati. Anche quando insegno mi ritrovo a trasmettere a studenti e specializzandi il valore del rapporto con il malato, perché tutto quello che apprendono lo dovranno trasferire al paziente».
Forse è proprio perché ragiona così, che lo rincorriamo una volta in corsia, una volta in Day hospital, di recente anche nel suo studio collegato con chissà quale Paese d’Oltreoceano (in teleconferenza), all’Università, nella sala riunioni circondato dalle sue collaboratrici e dai suoi collaboratori, con il dovuto distanziamento, per programmare le terapie, decidere gli studi, pianificare il lavoro. Oppure al telefono con un paziente. Perché risponde sempre.
La nomina a coordinatore della ROR, da parte della Regione Umbria, coincide con l’individuazione della sede della rete presso l’Azienda ospedaliera di Perugia. Un “restart” che fissa anche un programma operativo per il 2019. Che prevede: la creazione di quattro servizi di accoglienza (uno per ogni azienda ospedaliera ed uno per ogni Asl), l’aggiornamento delle raccomandazioni per l’uso appropriato dei farmaci antitumorali ad alto costo, la creazione di Pdta regionali (Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali per il carcinoma della mammella, il carcinoma del colon-retto, del polmone, i carcinomi neuroendocrini), la revisione del portale informatico, la creazione della cartella clinica informatizzata. Solo che con la sospensione dell’attività, pochi mesi più avanti, di quel programma di lavoro si riesce a realizzare solo un punto di accoglienza (presso l’Azienda ospedaliera di Perugia), l’aggiornamento delle raccomandazioni sull’uso dei farmaci ad alto costo, il Pdta sul carcinoma della mammella, la gestione della cartella informatizzata. Per quanto riguarda il portale, invece, nonostante sia stato riattivato, è fermo per mancanza di personale amministrativo. «L’importanza della Rete non passa inosservata ai vertici regionali, che, anzi, hanno a cuore il suo significato storico, territoriale e di valore aggiunto per la rete assistenziale oncologica. Apprendere dall’assessore alla sanità Luca Coletto, che la Regione Umbria intende investire nella ROR – evidenzia Roila – ha un significato importante. E’ un riconoscimento al nostro impegno e ad un modello capace di garantire equità di cure al paziente oncologico».


