TERNI – “Dyakuyu” vuol dire grazie in lingua ucraina. Ed è la parola più sentita in questi giorni a Terni da Nazar Duliba, 30enne di origini ucraine residente in città da tredici anni. I grazie, sentiti nelle scale del palazzo dove abita con la compagna e una coppia di piccoli gemelli, vengono pronunciati dalle persone arrivate nelle ultime ore dal territorio in guerra e dagli stessi ternani, che nel frattempo stanno imparando usi, costumi e parole in un perfetto clima di integrazione e solidarietà.
Ma il messaggio che vuole lanciare Nazar, cresciuto dal punto di vista scolastico nel settore turistico (ha finito gli studi superiori a Terni all’istituto alberghiero Casagrande) ma oggi dipendente in una famosa azienda narnese nell’ambito delle costruzioni navali, è di quelli forti, che cercano di diradare la nebbia intorno alle cause che hanno portato all’attuale conflitto nel suo paese natale: «Tutto è iniziato con il pretesto di voler dividere il popolo ucraino tra chi parla russo e chi no. Questo non è vero. Il popolo ucraino è unito e sta dimostrando grande coraggio nel combattere per la propria sovranità. Sento amici a Nikolaev e sul confine dove si sta combattendo, e non è vero che gli ucraini accolgono a braccia aperte i soldati russi. Anzi, una mia amica di Kherson mi ha inviato un video dove si vedono gli ucraini scendere in piazza con le bandiere per respingere e protestare contro l’occupazione dell’esercito russo. Mi hanno scritto dai bunker dove si sono rifugiati con i bambini e i familiari e non posso far altro che elogiare il coraggio messo in campo. Stanno lottando come leoni».

La storia di Nazar in Italia inizia da lontano. Giunto appena 17enne per una vacanza estiva con l’intento di imparare la lingua, il nativo di Ternopil si è dichiarato innamorato della lingua, della società e del paese italiano. Così, tra un lavoro nel settore turistico e qualche lezione di pugilato (è insegnante nella palestra del compianto Claudio Guazzaroni), gli anni passano e Nazar mette su famiglia proprio nella città umbra. Ora, con l’emergenza scattata, Nazar divide le sue giornate tra il lavoro in azienda e l’aiuto come interprete nell’accoglienza dei vari ucraini giunti in città: «Cerco di dare supporto morale e nella traduzione alle persone appena giunte, contattando in maniera continua i parenti e gli amici per inviare loro beni di prima necessità. Ternopil, che si trova a ovest di Kiev, per adesso non è stata bombardata come altre città, ma i miei parenti si dirigono nei sotterranei a ogni sirena d’allarme che risuona in città. Qui ho trovato un grande spirito d’affetto e di solidarietà, e faccio volentieri da tramite linguistico anche in zone della Valnerina adibite ad accogliere le famiglie in fuga dalla guerra. Gli ucraini sono grati per questo spirito di accoglienza dimostrato».
Nazar non sa come andrà finire il conflitto, ma di una cosa è certo: «Il popolo ucraino ha tirato fuori un coraggio immenso per poter sopravvivere nel loro paese. Il mio è un messaggio apolitico e so che gli ucraini vogliono solo poter vivere nel loro paese dipendendo esclusivamente dalle scelte compiute in maniera democratica, come espressione loro popolo». Tutto questo, tra un “dyakuyu” e l’altro.

