Verso le elezioni/«Il fascino di Narni. Compito del nuovo sindaco? Valorizzare la grande risorsa culturale del territorio»

L’intervista alla sociologa Maria Caterina Federici. «Ho lavorato in città bellissime come Parma, Parigi, Aix-en-Provence, ma Narni può competere. È un pozzo di petrolio»

di Aurora Provantini

NARNI (Terni) – «Che cosa ci si può aspettare dalla politica se non che le cose vadano meglio». Maria Caterina Federici, già coordinatrice del corso di laurea in scienze per l’investigazione e la sicurezza di Narni, direttrice del Crisu (Centro studi sulla sicurezza umana) e del festival internazionale della sociologia, non è di Narni.

Ma si preoccupa lo stesso di come andranno le prossime amministrative, perché è legata al territorio e perché lo ha visto svilupparsi. «Chi vincerà avrà il dovere di sfruttare al massimo questo pozzo di petrolio». Un pozzo di petrolio a Narni? «Narni, come tutta l’Umbria, è un pozzo di petrolio! Fatto di risorse e potenzialità che non devono essere sprecate». «Ho lavorato in città bellissime come Parma, Parigi, Aix-en-Provence, ma Narni può competere» – dichiara.
È nata ad un passo. Ad Amelia. Ha collaborato con la Sorbonne, ha insegnato alla Sapienza di Roma e all’Università di Parma. Ma se dice che tra tutte, la città che le sta nel cuore è Narni, una ragione ci sarà.
La spiega partendo da lontano: «Nelle aree di deindustrializzazione si avverte la necessità di riscoprire i valori tradizionali che hanno fatto le specificità di questi luoghi ben prima dei processi industriali della modernità. E nell’Umbria del sud c’è quel grande bacino cultuale che nasce dal Grand Tour. Quando, diciotto anni fa, portammo il corso di laurea a Narni, la città rispose molto bene. La comunità accolse gli studenti che venivano da fuori, come figli. Le famiglie dei narnesi li ospitarono nelle loro case. Anche nelle seconde abitazioni. Che via via vennero arredate a misura di studente. I titolari di bar e ristoranti, pensarono bene di rivedere gli orari e l’offerta dei locali». E infatti. In diciotto anni Narni è esplosa. «Si è popolata di studenti universitari che provengono da tutta Italia. Che vivono a Narni, amano Narni, fanno le vacanze a Narni, vanno al cinema a Narni, si laureano a Narni. E quando discutono le tesi, anche i loro familiari conoscono e vivono Narni, acquistano i regali a Narni e vanno al ristorante a Narni, facendo salire il Pil».
Sembrano meccanismi automatici, ma non è così per la professoressa Federici: «Molto si deve all’intuizione degli amministratori di collocare l’Università nel cuore della città, a Palazzo Sacripanti, e di valorizzare parallelamente il patrimonio cultuale del territorio». «A Narni gli studenti si sentono al sicuro e i loro genitori non percepiscono certo il pericolo della grande città».

Dunque Narni è una città turistica o universitaria?
«È entrambe le cose. Chi viene a Narni a studiare, ad insegnare o a partecipare agli eventi culturali organizzati a Narni, ci torna da turista».
Gli studenti provengono dal territorio?
«Inizialmente solo il 10 per cento degli iscritti era della zona e ancora oggi gli umbri non raggiungono il 25 per cento del totale. E questo, a mio avviso, è un buon segno, perché significa che l’offerta formativa ha una sua valenza».
Potrebbe crescere ancora quel corso fortunato?
«Non dipende solo dall’Università. Perché Narni non perda la sua vocazione di progettazione di sviluppo verso la cultura e il turismo di qualità, è necessaria una politica adeguata, attenta alla transizione culturale in atto».
Narni ha anche un festival della sociologia?
«Il festival. Perché non ne esistono altri. E’ nato nel 2016, quindi siamo già alla settima edizione. Come ogni anno, in ottobre, arriveranno a Narni accademici, professionisti, operatori sociali, studiosi, studenti. Sarà l’occasione, soprattutto per il grande pubblico, per discutere sui cambiamenti della società contemporanea e per lanciare nuovi spunti utili alla costruzione della società del futuro, a tutti i livelli, economico, politico, culturale e sociale. Il 6, 7 e 8 ottobre si potranno incontrare al bar sotto casa personalità del mondo dell’economia e della cultura».
“Transizioni sociali” è il tema dell’edizione 2022, che vedrà la partecipazione di un sindaco nuovo, il cui compito sarà riconoscere e valorizzare la grande riscorsa culturale che ha il territorio, «come se fosse petrolio».

Umbria Jazz arriva a Springfield: il festival “ospite” dei Simpson

comune di terni

Questione Taric, il Pd attacca: «Le famiglie ternano pagheranno una tariffa spropositata»