di Angelo Drusiani
«Considerate la vostra semenza
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza».
Ulisse, incontrando Dante (siamo nel 26° canto dell’”Inferno”), gli dice che fu suo compito esortare i compagni di viaggio a non temere il futuro, poiché non ne hanno conoscenza, ma ad avere sempre viva la fiammella della curiosità.
Ed è la curiosità che spinge il pensiero all’esito dell’incontro tra il Presidente della Banca Centrale degli Stati Uniti e i membri del Senato di Washington. L’audizione è del 22 giugno scorso, pochi giorni fa. Anche perché, pur vivendo in un Continente non certo vicino a quello che accoglie gli USA, ne siamo largamente dipendenti e condizionati. Anche in questa fase in cui le brillanti prospettive economiche sono un lontano ricordo. In effetti, l’inflazione “made in USA” è generata soprattutto dall’incremento dei consumi, mentre da noi dall’incredibile incremento del prezzo delle materie prime. Paradossalmente, in ogni caso, il rialzo del costo della vita nei due Continenti, ha assunto valori non molto diversi. L’obiettivo dichiarato in più occasioni dalle due Banche Centrali, statunitense e di Eurozona, è il medesimo: riportate il rialzo del costo della vita al 2% su base annuale. E, a parere del Presidente della Federal Reserve, vi è un solo percorso da seguire. Che non sarà un semplice cammino, ma una vera e propria corsa. Egli, infatti, ha indicato in una politica monetaria che potrebbe riservare sorprese, leggi rialzi del tasso ufficiale mese dopo mese, per un arco temporale di medio periodo, la strategia da seguire. Non più aumenti del tasso ufficiale di 25 o 50 centesimi, ma partendo da una base minima di 75 centesimi? Perché no: L’economia americana è “molto forte” e può sopportare gli aumenti dei tassi di interesse e una politica monetaria meno espansiva.” Da questo estratto dal suo discorso al Senato USA, si percepisce una carica di ottimismo, pur a fronte di una strategia restrittiva che, via via, egli proporrà ad ogni seduta del FOMC, l’Organo che decide, al termine delle riunioni della Banca di Washington, il livello del tasso di riferimento.
E, in effetti, gli investitori soprattutto “made in USA”, ma con una presenza internazionale rilevante, lo stanno seguendo e gli stanno concedendo molto credito. Se, come si può notare, mentre le Borse di Eurozona zoppicano, e non poco, quelle d’oltre Atlantico, Wall Street soprattutto, pur con cautela, accennano a riportare in positivo la chiusura quotidiana degli indici. Anche del Nasdaq, il cui valore di mercato, peraltro, è lontano anni luce dai valori massimi di fine anno scorso. Che la presenza internazionale sia cospicua, lo testimonia anche la quotazione del biglietto verde. Il rapporto di cambio tra euro e dollaro USA sta volgendo a favore di quest’ultimo, grazie anche agli investimenti nei listini azionari di NY effettuati da non residenti statunitensi. La politica monetaria che è nella mente, e nella strategia, dell’attuale Presidente della FED, parrebbe raccogliere non solo consensi verbali, ma anche di carattere pratico, se, come si sta verificando, seppure a singhiozzo, perché a rialzi evidenti degli indici azionari, non di rado si rilevano andamenti di segno opposto, la tendenza delle Borse USA ha, per ora, accantonato i timori di qualche settimana addietro.
La curiosità, il desiderio di capire se egli, e i suoi Consiglieri, stiano percorrendo il cammino giusto parrebbero essere non proprio soddisfatto completamente, ma sul corretti tracciato.
E noi? Stretti tra inflazione, guerra Russia-Ucraina, rischi che possa allargare il campo d’azione la guerra stessa, situazioni politiche che, nel vecchio Continente, sembra vogliano ispirarsi a quelle vissute in Italia, e che, come spada di Damocle, ogni tanto temiamo (riferimento a situazione francese), che prospettiva innanzi a noi?
Verrebbe da rispondere: «Ai posteri l’ardua sentenza». In effetti, con la citata guerra in atto non è semplice spandere ottimismo. Quanto meno a breve termine. Ma l’uomo cerca il progresso e, se non si farà di tutto per bloccare il desiderio malcelato di guerreggiare a lungo, il progresso stesso si sposterà altrove.
E sarebbe davvero assurdo!


