di Marco Brunacci
PERUGIA – I numeri sono noti. E non da ora. A fine stagione – Covid permettendo – potrebbero essere decisamente migliori. Il turismo in Umbria sta andando alla grande, con percentuali di incremento che sono più elevate di altre zone d’Italia (il turismo sta ripartendo dappertutto, ma non dappertutto nello stesso modo, anzi con incidenze anche molto diverse).
L’incremento dell’Umbria è per ora calcolato a naso: un terzo in più rispetto allo scorso anno. Tenendo presente che nel periodo del profondo Covid, qui è stata messa a segno una performance difficilmente ripetibile, dovuta al fatto che gli italiani non andavano all’estero e venivano qui e gli umbri restano in Umbria.
Ma è fuori discussione che l’attrattività della regione cresce grazie anche ad una politica della Regione che ha finalmente coordinato gli sforzi di tutti (o quasi) i player verso un fine comune. E grazie a scelte, come quella dell’investimento di successo sull’aeroporto, che stanno portando ricchezza da distribuire in Umbria.
Ma ci sono numeri (ancora generici) che vanno sottolineati: Perugia città cresce e cresce tanto per il secondo anno consecutivo. Per la verità ce n’è uno anche molto negativo: Assisi quasi precipita con un 40% in meno di presenze. Il dato andrà meglio definito ma comunque la dice lunga sui ritardi e le difficoltà della città. La prima lettura? Assisi è condotta pigramente, non si sta rinnovando, vive del passato, non sa mettersi al passo con i tempi e alle nuove esigenze, si appiattisce sui gruppi che garantivano un flusso costante e ora non lo garantiscono più, a causa anche delle mutate abitudini di viaggio dell’era Covid.
Un altro dato motivo di riflessione? Il Ternano sta vivendo una nuova giovinezza dal punto di vista del turismo. Tirano la Cascata e tira la Valnerina.
A dimostrazione che gli operatori, i quali insistevano sulla necessità di mettere in rete con un ruolo rilevante, nella offerta turistica, anche il sud dell’Umbria, non erano i suonatori della consueta lamentela ma latori di una proposta strategica di sviluppo.
Come strategico resta il progetto di ascensore alle Cascate delle Marmore, che apre uno scenario spettacolare per tutto il Ternano, con Piediluco da rivalutare. La politica è stata incerta fino a ieri l’altro, ma sembra decisa a intraprendere questa strada (indicata già 40 anni fa, con Renzo Piano coinvolto), anche se con grande ritardo e tante incomprensibili incertezze.
In un contesto del genere ecco che è misterioso invece il motivo per cui non viene realizzato (servirebbe prima di subito ma comunque appena si può) un collegamento airlink capace di mettere Terni e l’Umbria sud in collegamento con l’aeroporto San Francesco. Il ministro Giovannini ha lodato il progetto di legare treno e bus, mettendo in rete le stazioni ferroviarie con l’aeroporto. Ma perché è stata esclusa Terni?
L’aeroporto, ormai è per unanime sentire una realizzazione decisiva per il futuro della regione – incoming turistico ed economia insieme – e come mai Terni non viene considerata?
Un primo risultato si avrebbe subito: i ternani che utilizzano il San Francesco invece che scendere nei gironi infernali, fatti di code e disservizi, degli aeroporti di Fiumicino o Ciampino.
Più in generale: aiutare i collegamenti tra Terni e Perugia non sarebbe il primo salto di qualità per far sentire l’Umbria una regione omogenea, che ragiona su obiettivi condivisi e interessi comuni e che lavora per avere un’identità sempre più delineata?
L’assessore regionale Enrico Melasecche è perfetto per realizzare la svolta: origini perugine, residenza da una vita a Terni.
La questione che ha di fronte è questa: finito il grande piano – da apprezzare per tanti aspetti – delle infrastrutture di domani, con l’Umbria che uscirà dallo storico isolamento rispetto al resto del Paese, andare da Perugia a Terni, e viceversa, con i mezzi pubblici resterà però un’impresa e bisognerà attrezzarsi con Armaduk, la bussola e i generi di conforto come per una missione al polo nord?


