di Marco Brunacci
PERUGIA – Ore 19. Si comincia. Un’ora di ritardo ma nessuno si muove: in tanti sotto il palco di piazza IV novembre. L’aria che tira vale più di un sondaggio.
Ad aspettarla lo stato maggiore di Fdi regionale e ci mancherebbe. Ma anche due presidenti di Regione: non solo Donatella Tesei, completo azzurro elettrico, ma anche dalle Marche il presidente Acquaroli, total blu da grandi occasioni. E c’è anche il sindaco di Perugia, Romizi, che pure è molto restio a comparire.
I look? Squarta è al solito mister Eleganza per distacco, anche se il grande emergente Emanuele Prisco inizia a rivaleggiare pure in taglio sartoriale. Zaffini giovanilista ma l’età e l’età.
Le signore? Margherita Scoccia impeccabile. Farà davvero il sindaco? Potrebbe. La responsabile dei giovani La Porta ha invece un completo a strisce oblique su sneaker sopraelevate che è troppo trendy o troppo sbagliato. Mah.
Perché il passaggio sul look: perché qui c’è il clima delle grandi occasioni, fondato ottimismo per grandi speranze.
Parla Giorgia Meloni.
Attacco da pop star. Ringraziamenti. Applausi. E poi va subito al sodo: «Non mi interessa quello che hanno da dire i nostri avversari su noi. Vogliamo parlare di programmi».
E allora giù: «Il declino non è un destino. Non siamo messi bene. Il Governo dei migliori non ci ha lasciato bene. Per risollevarci bisogna crederci. Così gli italiani possono ripartire. Ma per crederci, l’esempio lo deve dare lo Stato, con politiche e scelte giuste».
Colpi mirati alle «scelte sbagliate dell’Europa» e necessità di «mettere dazi a chi non produce rispettando le nostre regole».
Un sì alla «transizione sostenibile ma rispettando l’ambiente ma anche le persone».
Poi via con le bollette: «Dall’opposizione vogliamo dare il nostro contributo. Due cose si possono fare: se le bollette crescono di tre volte lo Stato fa extragettito con l’Iva. Lo Stato tagli le accise e l’ Iva. Un aiuto per chi deve pagare le bollette. Due: noi paghiamo tutta l’energia come fosse tutta di gas. Stop con tutti questo. Con costo minimo per lo Stato, un costo gestibile possiamo tornare subito a far respirare i cittadini».
Ecco che arriva una bordata al reddito di cittadinanza. «Penalizza i più deboli», dice secca. «Lo Stato ti deve aiutare a trovare un lavoro retribuito come giusto».
In un contesto finalmente «meritocratico». «Non più amici degli amici, ma merito».
Via con l’affondo: «La sinistra non hanno egemonia culturale ma egemonia del sistema di potere. Così la tessera di partito che hai ti serve per trovare lavoro, fare carriera. Non per noi».
Ancora suo temi economici: «Non salario minimo ma tagliare le tasse sul lavoro. Poi per lo sviluppo la nostra ricetta? Buon senso: più assumi e meno paghi. La flat tax? Si, ma su quello che guadagni in più».
Sull’immigrazione massimo equilibrio? «Lo Stato dovrebbe occuparsi dei profughi perché giusto, ma poi gestisco chi vuole venire ad abitare da noi e governo i flussi».
Solidarietà? «Non c’entra nulla qui. La gestione dell’immigrazione come la vediamo è frutto della speculazione di centri di potere che cercano mano d’opera che accetta condizioni di lavoro che gli italiani giustamente non accettano più».
Finale: «Non abbiamo ancora vinto niente, vedo troppa euforia. Sono abituata a combattere per vincere le mie battaglie. E non fate scelte di protesta. Votate per amore. Per amore della vostra terra, della vostra famiglia, del vostro futuro».
Fragorosa conclusione con Fratelli d’Italia e tutta la gente ancora li nonostante l’ora tarda.









