Perugia, aeroporto San Francesco

Aeroporto dell’Umbria: tre mesi da record assoluto e un futuro sicuro, lo dice lo studio dell’Aur. Ma servono altri soldi per crescere

SPOTLIGHT DI MARCO BRUNACCI | Con i 330mila passeggeri preventivati per fine anno, indispensabili un nuovo gate e migliori collegamenti con le città (a partire da Terni). E i Comuni di Assisi e Perugia nicchiano e nessuno si fa avanti. Toccherà ancora alla Regione mettere mani al portafogli?

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’Aur (Agenzia Umbria ricerche) certifica il decollo dell’aeroporto dell’Umbria. Prende nota dei 300mila passeggeri raggiunti, afferma di attendersi i 330mila a fine anno, anche se è cauta sul futuro, visti i problemi del caro energia e della situazione internazionale. Ma la verità è che lo scalo continua a tirare e le prenotazioni ci sono eccome. L’Aur segnala che i tre mesi ultimi (luglio, agosto, settembre 2022) sono stati i migliori di sempre, frutto di scelte sensate, ben programmate, magari qualcuna perfino fortunata (non volare a est, che è stato il problema numero uno di Ancona), che portano alla conclusione che l’incremento percentuale, il terzo in Italia in assoluto dei piccoli e medi aeroporti, fanno intravedere uno spazio preciso (e forse anche di rilievo) nel futuro degli scali nazionali. Invece, le questioni aperte, al momento, sono legate a tre fattori che Aur elenca:

1. I limiti della struttura, realizzata su progetto di Gae Aulenti, della quale parlar male non si può, ma fin da subito bisogna immaginare un suo ampliamento (il secondo gate, come più volte ripetuto da Umbria7, è indispensabile).

2. È necessario migliorare i collegamenti su gomma con il resto della Regione. Umbria7 segnala da mesi la necessità di realizzare un collegamento Airlink con Terni. Dicono che qualcosa si stia muovendo. E anche l’assessore Melasecche non è più così scettico.

3. Trasformazione in una visione futura di sostenibilità ecologica dello scalo. Vi risparmiamo i cambiamenti proposti ma sono quelli che tutti gli aeroporti, italiani e non solo, dovranno affrontare nei prossimi anni.

Le osservazioni dell’Aur (che per altro è una Agenzia regionale, dalla quale quindi non ci si attendono critiche all’operato dalla Regione, ma suggerimenti motivati e appropriati) sono preziose. Tutte sbattono sulla realtà dei fondi a disposizione: i due Comuni (Perugia e Assisi) nicchiano con il loro mezzo milione non versato, Confindustria fa finta di niente, altri partner al momento non è il caso di cercarli, perchè si è a metà del guado. Alla fine toccherà alla Regione rimettere mano al portafogli? L’assessore Paola Agabiti già ha fatto i salti mortali e c’è l’assessore Melasecche che deve parare i colpi del sindacato degli autoferrotranvieri, che ragiona come fossimo tutti fermi al Dopoguerra. 

Fatto sta che l’occasione di far crescere ancora l’aeroporto non si può perdere. Perchè restare fermi qui non si può: o si va avanti o si arretra. E un volano così per l’economia dell’Umbria non si trova più. L’aumento di passeggeri e traffico si trasforma in Pil. Il nuovo brand dell’Umbria con la M a cuore diventa un biglietto da visita per un invito che non può non includere l’aeroporto. Altrimenti è un’occasione mancata. Morale: tutti ci riflettano e cerchino soluzioni. 

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