di Angelo Drusiani
TERNI – “Tanto tuonò, che piovve”. In realtà una pioggia leggera, molto leggera, ha accompagnato la comunicazione relativa alla rilevazione dell’incremento del costo della vita, a settembre scorso, negli Stati Uniti d’America. Leggera, perché le previsioni indicavano un calo all’8,1% dal precedente valore di 8,3 per cento. In realtà, il valore si è attestato all’8,2%. Delusione, panico inziale con effetti negativi sull’andamento degli indici azionari.
Poi, forse, una riflessione ha preso corpo: a giugno l’incremento del costo della vita negli USA si attestò al 9,1 per cento. A settembre, dopo tre mesi di “cura” da parte della Banca Centrale di Washington, l’inflazione è diminuita del 10% circa. Con altri due o tre rialzi del tasso ufficiale, per un valore ipoteticamente complessivo di due punti, la meta agognata, il livello massimo del 2 per cento, potrebbe divenire non più irraggiungibile, ma a portata di mano. A proposito di mete, dopo 7 anni e numerose sconfitte nel Torneo delle 6 Nazioni, la nazionale italiana di rugby ha vinto all’ultima giornata e all’ultimo secondo in Galles. La vita insegna, in ogni caso, che tutto è possibile. Anche ciò che si ritiene non possa mai accadere. Ogni tanto, un poco di filosofia spicciola non disturba, credo.
Le previsioni relative al futuro dei mercati finanziari sono quanto meno bizzarre, non per incapacità degli estensori delle previsioni stesse, ma perché all’andamento delle economie si aggiungono situazioni esterne tutt’altro che prevedibili. Guerra nell’oriente del Vecchio Continente, in primis. Molti hanno considerato bizzarro il comportamento degli investitori, post comunicazione tasso d’inflazione statunitense. Essi hanno spinto al rialzo gl’indici azionari, sia in Europa, in misura contenuta, sia negli Stati Uniti, con rialzi di segno superiore. Il verdetto relativo alla ragione del citato comportamento è molto sorprendente: secondo una parte di analisti, la strategia attuata ritiene che i valori degl’indici azionari fossero scesi eccessivamente, soprattutto per vendite di strumenti derivati, nella convinzione che i mercati avrebbero reagito molto negativamente alla più volte citata comunicazione del tasso d’inflazione. La corsa alla ricopertura, al riacquisto in pratica, dei contratti derivati venduti (in gran parte “allo scoperto”, attività tipica in questo comparto dei mercati) nelle scorse settimane, ha fatto sì che le quotazioni degli strumenti derivati, e a rimorchio, dei singoli titoli azionari, siano via via risalite, per attestarsi ai valori di giovedì scorso, ripeto, in misura del tutto inattesa.
Ora un bel volo pindarico ci vorrebbe, credo. Da qualche tempo a questa parte, mi sto convincendo che i futuri commerci mondiali subiranno un arretramento, perché, e questo lo ha detto ieri il Presidente degli Stati Uniti, tra Washington e Pechino vi sarà una concorrenza via via crescente. Forse non con applicazione di dazi, misura obsoleta?, Ma con il ritorno nel suolo americano di gran parte delle produzioni ora ubicate in estremo Oriente? Un’idea, peraltro, già palesata più volte del predecessore dell’attuale Presidente. Non potrà essere un cambio di rotta immediato, perché i costi di produzione cinesi non sono assimilabili a quelli degli Stati Uniti. Ci vorranno benefici finanziari enormi, per convincere soprattutto le società tecnologiche a seguire questa ipotesi. Sempre che trovi attuazione. Non dimentichiamo inoltre che, tra poco meno di un mese, gli elettori statunitensi saranno chiamati al voto di metà mandato: l’esito sarà decisivo per il prosieguo della Legislatura in corso, senza che vi siano problemi per l’attuale maggioranza parlamentare, quella del Partito Democratico (USA). Ragione che induce a ritenere la citata ipotesi ancora al di là dal realizzarsi in tempi brevi. Ancorché già nel mirino della politica statunitense.
Ieri mi ha telefonato una persona che conosco da anni e che, a sua volta, conosce la mia propensione a citare poesie. Ha esordito, chiedendomi: «Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie?».
«Perché – gli chiedo – noi non siamo in guerra».
«Mi riferivo – continua – al nostro nuovo Parlamento».
«Non citare Giuseppe Ungaretti, in questo caso: è tradizione che le partenze dei nuovi Esecutivi siano spesso ad inciampo. Quindi non vedo particolari novità. Sai – continuo – con il tempo mi sono fatto un’idea molto semplice: finché liberta e democrazia caratterizzano il Paese in cui si vive, il voto popolare premia chi ritiene possa migliorare le sue prospettive. Ergo: chi vince ha sempre ragione».
Ha interrotto la comunicazione!


