di Sebastiano Pasero
TERNI – L’ospedale non deve stare al centro del villaggio. L’ospedale deve funzionare, e su questo stiamo lavorando, ma non siamo l’ombelico del Mondo. Il cittadino deve venire al Santa Maria quando ha realmente bisogno del Santa Maria. Per il “resto” deve trovare risposte adeguate dal territorio.
«La cultura ospedalocentrica è molto forte, dobbiamo pensare però che il cittadino nell’arco della sua vita ha realmente bisogno di un posto letto per trenta giorni complessivi. Il Pnrr individua risorse importanti proprio per le strutture alternative e complementari».
Ospedale, ospedale, ospedale, sono mesi che a Terni si parla molto, solo di ospedale. In un’ora di intervista Andrea Casciari – fama di manager diretto e sicuro – non sembra cercare ruoli da protagonista. Parla di come far funzionare il Santa Maria ma invoca il gioco di squadra: «Il sevizio sanitario è dato da una serie di protagonisti, il mio compito è rispondere da ospedale, tutti gli altri devono necessariamente fare la loro parte, perché il cittadino non può affidarsi solo alle strutture ospedaliere, è chiaro che poi queste vanno in difficoltà».
Lei il 12 settembre, appena insediato, a Umbria 7, ha detto che sarebbe partito dal pronto soccorso, perché quello è il biglietto da visita.
«Abbiamo riattivato 9 posti di osservazione breve per evitare ricoveri inappropriati e ridurre il sovraffollamento nelle sale di attesa del pronto soccorso. Abbiamo già ottenuto un primo risultato anche all’interno della struttura: la riduzione del 30 per cento dei posti letto in corridoio».
I cittadini lamentano attese di ore. Che state facendo?
«Oltre alla riattivazione dell’osservazione breve, occorre aumentare il filtro esterno. La medicina territoriale deve fare la sua parte, servono risposte intermedie prima di rivolgersi all’ospedale. Ho incontrato più volte il direttore generale della Usl, sono stati incontri proficui. Attiveremo inoltre a breve la guardia medica al Santa Maria, è un progetto del mio predecessore, insieme alla Usl, lo condivido. Se vieni in ospedale con un codice bianco andrai così alla guardia medica, abbiamo messo i locali a disposizione, siamo in attesa del personale della Usl. È un servizio sperimentale, valuteremo gli effetti».
Altri filtri?
«L’ospedale di Narni può avere un ruolo importante se messo in sinergia con l’Azienda ospedaliera, perché può tranquillamente farsi carico di attività medio basse, anche operatorie, liberando spazi e risorse per attività di alta specialità».
Che situazione ha trovato nei reparti?
«Ho fatto un primo giro, nei giorni immediatamente seguenti al mio arrivo. Ora sto facendo il secondo giro per capire se gli effetti delle prime misure hanno dato risultati. Ho trovato una organizzazione diversa rispetto a 6 anni fa e intendo modificarla per efficientare i percorsi sanitari. Ad esempio l’utilizzo dei posti letto non è ottimale. Un buon utilizzo consente di dare risposte e liberare risorse da rinvestire».
Non di rado i pazienti chiedono di rimanere ricoverati per usufruire di servizi che non possono avere altrove.
«È un fenomeno che registriamo, terminato il percorso ospedaliero il paziente deve avere una continuità assistenziale. È un argomento all’attenzione del processo di integrazione con la Usl».
Ma ci sono o no carenze di organico al Santa Maria?
«Il dato ci dice che al 31 dicembre avremo una spesa del personale più alta del tetto».
E allora che cosa è che non va?
«È evidente che bisogna comprendere come il personale è distribuito e se sono ottimizzati i processi organizzativi. Penso che abbiamo messo a fuoco quello che al momento è il problema più rilevante: il servizio delle professioni sanitarie, che gestisce 1.300 persone, è privo di dirigente ed è carente di coordinatori».
Lei sta dicendo che manca la cabina di regia per infermieri e tecnici?
«Sto dicendo che procedo all’avviso per reperire il dirigente e che verrà integrato lo staff».
A proposito di squadra perché ha ritenuto di cambiare il direttore sanitario e quello amministrativo?
«Perché le figure che ho individuato si integrano bene tra di loro e con me. Perché abbiamo curriculum complementari. Tutto qui».
Torniamo al rapporto Santa Maria e città. A Terni non pochi pensano che per il Silvestrini di Perugia ci sia una attenzione maggiore da parte della Regione.
«Sono un dirigente della sanità regionale con una lunga esperienza e in questi anni non ho riscontrato considerazioni diverse da parte della Regione. Terni è alta specialità come Perugia. Punto. Certo, in un’ottica di efficientamento e integrazione può avvenire che alcune specialità possano essere coordinate e integrate».
Il nuovo ospedale di Terni, lei che dice?
«È una questione che riguarda la programmazione regionale, io ho il compito di far funzionare l’attuale ospedale».
Il suo predecessore ha definito l’ospedale di Terni “vintage”, lei che aggettivo utilizzerebbe?
«Non mi viene un aggettivo, un ospedale come il Santa Maria non può essere racchiuso in un aggettivo».
Non le chiedo quindi un aggettivo per lei e nemmeno un commento sul fatto che qualcuno fa notare che le guide politiche della regione cambiano e lei resta, anzi ritorna…
«Fa bene a non chiedermelo. Io sono un manager. Penso di saper fare bene il mio lavoro. Questa è la tabella dell’attività del primo mese, con riferimento a cinque principali criticità, le azioni intraprese, i primi risultati. Stiamo affrontando il sovraffollamento, l’abbattimento delle liste di attesa chirurgiche, le liste di attesa ambulatoriali, la gestione Covid. Nella prima settimana di ottobre abbiamo avuto un incremento di almeno il 16 per cento dei pazienti operati. Aumento del 20 per cento di sedute con anestesista».
Il suo mandato scade nel 2025, lei è ottimista sul rilancio del Santa Maria?
«Sono abbastanza tranquillo. Dalla struttura sono già arrivati buoni segnali di ripresa, fermo restando che mi aspettavo una situazione con processi organizzativi diversi».


