di Marco Brunacci
PERUGIA – C’era attesa per il Pil del terzo trimestre 2022 perché, secondo molti osservatori, doveva segnare la svolta verso il tempo perturbato, prima dell’arrivo della tempesta recessiva vera e propria.
Invece, a sorpresa, in Italia sale dello 0,5%, migliorando la performance su base annua nonostante il caro energia e tutto quel che ne consegue.
E l’Umbria? Il discorso si fa interessante sulla base di alcuni indicazioni. Prima indicazione: Svimez, che ha sempre fatto previsioni che si sono rivelate in ogni caso troppo strette per l’Umbria, dice che la regione tiene un trend, nel 2022, che è sopra la media nazionale, dopo anni a inseguire.
Anche l’Istituto Tagliacarne è dello stesso avviso.
Secondo: i campioni industriali della regione stanno continuando ad avere performance interessanti. A partire da Arvedi che ha fatto accelerare l’Ast.
Terzo: le analisi sul valore aggiunto sono confortanti (o non sconfortanti)
Nel 2022 non c’è ancora l’effetto Pnrr, ma i segnali di tenuta dell’economia restano superiori a quelli di deterioramento.
Il caro energia resta l’incubo. La capacità di resilienza delle imprese umbre ormai una confortante realtà.
Se l’Umbria continua a tenere il passo dell’Italia dopo tanti anni di frequentazioni di retrovie nazionali, si può sperare in un futuro non necessariamente di recessione. O almeno di recessione “controllata”.
Si può pensare davvero che l’Umbria possa tornare ad agganciare il nord del Paese.


