TERNI – Il minuto di silenzio è stato sentito. Partecipato. Insolitamente non è volata una mosca, in aula. Ma sessanta secondi non possono risolvere il senso di insicurezza che anche il consiglio comunale di Terni sembra aver fatto proprio. La seduta di lunedì 28 novembre, il giorno dopo il brutale omicidio di Ridha Jamaaoui, 39enne di origine tunisina, padre di tre figli colpevole solo di voler sedare una rissa, non ha visto scontri accesi tra maggioranza e opposizione. Né parole particolarmente ispirate da parte del sindaco Latini, che si è limitato ad elogiare l’attività delle forze dell’ordine, segnalando che «la questione è, insieme ad altre, all’attenzione del comitato di sicurezza». E ancora il sindaco all’aula: «Ci sono le indagini in corso, per l’omicidio, e queste sono coperte dal segreto istruttorio».
Un senso complessivo quasi di assuefazione, quello che si è respirato lunedì pomeriggio in consiglio comunale nonostante il fatto di sangue inaudito consumato poche ore prima. Ma negli ultimi mesi più volte l’assemblea di Palazzo Spada si è soffermata su accoltellamenti, risse nella zona della movida, fenomeni di tensione tra le comunità di immigrati, tra i giovani reduci dal lockdown.
Fenomeni da città che ha perso la da tempo la dimensione di un contesto sicuro. L’ opposizione, in particolare il consigliere di Senso civico Alessandro Gentiletti, ha rammentato che poco più di quattro anni fa era la destra ad imputare alla precedente amministrazione (di sinistra) la mancanza di controllo di alcune zone della città. Oggi i ruoli si sono ribaltati.
Ma occorre dire che lo scambio di accuse non è sembrato particolarmente animoso. Il consigliere di maggioranza Michele Rossi (Terni civica) ha illustrato una interrogazione nella quale in sostanza chiede prevenzione anche sul fronte sociale. Il problema della politiche attive di integrazione, di educazione civica, di prevenzione, è stato più volte posto nel dibattito consigliare che mai, per la verità, sembra aver trovato indirizzi e soluzioni.
Cartina tornasole del dibattito rassegnato, è stata la mancata richiesta di ulteriori telecamere. Per mesi, per anni, il numero delle telecamere sembrava essere in grado di contrastare la violenza urbana. Poi ne servivano di più. Sempre di più . Poi anche quelle attivate dai privati, che dovevano essere messe a sistema con quelle pubbliche, sono più che sufficienti. Lunedì ci è resi conto che il problema non è il numero delle telecamere o delle pattuglie in circolazione. Lunedì ci si è accorti che serve altro.
A colpire il consiglio è stata l’imprevedibilità della violenza, scoppiata – a quanto sembra – per motivi davvero futili. Non è emersa però, in aula, la situazione di ampie fette di Borgo Bovio, che una volta era il quartiere della Terni operaia. Il crollo del mercato immobiliare e del prezzo degli affitti ha portato in quella parte di città una residenzialità legata a famiglie con bassa capacità si spesa. Da quel quartiere sono partite tante segnalazioni sulla difficoltà, da parte soprattutto delle persone anziane, di vivere in un contesto che non riconoscono più, dove le logiche della convivenza sono dettate dall’indifferenza, dalla precarietà, dal piccolo malaffare, dai fenomeni di spaccio. Dagli interventi in aula non sono arrivate risposte a tutto ciò. Come dire: «Oggi è toccato a Ridha Jamaaoui. Domani potrebbe toccare ad un foglio, un fratello, una mamma».


