Tra sacro e realtà i ritratti di Costantino Massoli in mostra a Terni

Dalle maschere veneziane fino ai ritratti familiari

MARIA LUCE SCHILLACI

TERNI –  Sono in mostra fino al 16 aprile presso il Cenacolo San Marco, in via del Leone a Terni, i lavori dell’artista Costantino Massoli.

Costantino stupisce con una carrellata di ritratti di personaggi reali, caratterizzati da una forte carica espressiva, con tratti di vita intensamente vissuta.

Queste caratteristiche l’artista trasferisce nelle sue sculture in legno dove, nel reiterare l’uomo con la barba arriva a una essenza archetipica che astrae la realtà e si pone come momento iconico per la rappresentazione di simboli religiosi e immagini sacre.

CHI E’ L’ARTISTA

Costantino Massoli è un pittore e scultore originario di Stroncone nato nel 1953, che si è trasferito a Terni all’età di 27 anni.

Diplomatosi all’Accademia delle Belle Arti Perugia, ha alternato la sua passione di sempre, all’insegnamento per 40 anni dell’educazione artistica alle scuole medie in quasi tutta la provincia di Terni.

Persona schiva e riservata, che preferisce trasparire le emozioni tramite le sue opere, ha al suo attivo una quindicina di personali quasi totalmente in Umbria.

Non per questo ha dimenticato le sue origini della natia Stroncone, dove si rifugia nel suo studio d’arte che è anche una mostra permanente delle sue opere, passando quasi tutto il giorno a dedicarsi alle sue opere, in piazza della Torre.

Le tecniche usate sono quelle del pastello ad olio, dell’acrilico e della matita, mentre le sculture sono su legno, e marmo, oltre alle opere in ceramica.

I lavori mostrati in questa esposizione già in essere dal 7 aprile a Terni presso il Cenacolo San Marco, in via del Leone, 12, e fino al 16 aprile 2023 sono rappresentativi della fase più recente dell’attività di Costantino Massoli.

Sul piano realizzativo, la resa della figura umana è affidata a una pluralità di tecniche, così che la produzione ne risulta tripartita in opere pittoriche, scultoree e in ceramica.

Tuttavia, la scelta della tecnica non è, per così dire, epifenomenica, cioè indifferente rispetto al soggetto raffigurato: al contrario, viene posto in essere un legame talmente stretto tra signans e signatum, che la scelta di un particolare veicolo espressivo diventa essa stessa profondamente significativa.

Ne è un esempio la produzione pittorica, che affida al consueto monocromatismo il ritratto di figure familiari, mentre fa leva sul colore per la raffigurazione di temi esotici o di una Venezia “porta d’Oriente”, a sottolineare la novità dell’esplorazione di culture differenti.

Alla scultura, invece, è affidata assai spesso la rappresentazione di soggetti sacri. In questo caso, il legno dei boschi umbri costituisce  un materiale grezzo la cui presenza non viene cancellata dal fatto che a esso sia stata imposta una forma. Ne deriva una profonda umanità delle figure, sulla scia del francescanesimo che caratterizza molti altri lavori dell’artista.

Alla ceramica, infine, è affidato lo studio del dettaglio. Stavolta, l’uso della tecnica e la contestualizzazione del singolo lavoro nell’opera generale dell’autore fanno si che nel particolare possa essere ancora indovinata la totalità del soggetto rappresentato, contrariamente a quanto ci ha abituati buona parte della letteratura novecentesca.

Con le maschere e Venezia sullo sfondo è soprattutto il colore a dominare la scena di questa sua personale, mentre una profonda umanità promana dal venditore di tappeti che inevitabilmente ci porta a riflettere sui drammi quotidiani.

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