di Aurora Provantini
TERNI- L’infanzia a Macenano insieme a nonna N’Gilina e quelle lunghe passeggiate in cerca di strigoli. «Avevo sì e no nove anni, perché facevo la quarta elementare – ricorda Eleonora Venanzoni – quando nonna mi disse: “Namo a fa du strigoli, lelletta mia”? Non mi sembrava vero. Dopo meno di un minuto eravamo già fuori dal casale, lungo la strada del Molino, con una grossa cesta. Mi piaceva tanto andare con lei a cogliere gli strigoli, gli asparagi e le erbe spontanee, nei pomeriggi di primavera. Ogni volta mi insegnava cose nuove. Prima a scegliere le verdure e poi – ovvio – ad apprezzarle».
Quel giorno Eleonora e Agnese (nonna N’Gilina) dopo aver trascorso un paio di ore nelle campagne della Valnerina, si misero a cucinare i prodotti della terra. Ecco che per cena portano a tavola una bella minestra di strigoli, una frittata di asparagi, un piatto di insalata di campo.
La ricetta di nonna N’Gilina è semplicissima. Si parte dalla materia prima: gli strigoli. Si sfogliano e si mettono nello “scolansalata” (colino). Si lava mezza cipolla e si schiaccia uno spicchio d’aglio. Si taglia a fettine sottili la cipolla e si fa imbiondire con olio, sale e un pizzico di peperoncino. Dopo cinque minuti si aggiungono gli strigoli. Una volta appassiti, si mette nel tegame una bottiglia di pomodoro, meglio se fatto in casa come si usava al casale di N’Gilina. Poi si aggiunge l’acqua, si porta ad ebollizione e si versa il riso. Dopo venti minuti la minestra ristretta è servita. «Buonissima, semplicissima ma buonissima». Eleonora non ha cambiato una virgola alla ricetta della nonna. Anche quando trova verdure di campo diverse, non si azzarda a modificare il piatto. «Se trovo i caccialepri, i raponzoli, i crispigni, la pimpinella o i “pisciacani” , cosa molto probabile in queste belle giornate di primavera, pulisco tutto e ci faccio una bella insalata. Certo, senza quelle passeggiate in Vanlnerina non avrei nemmeno saputo riconoscere le erbe spontanee. Ma certi sapori, una volta scoperti, non li lasci più rinunci più».







