PERUGIA – Educare i giovani alla legalità e alla lotta alla mafia. Maria Falcone, sorella del magistrato eroe antimafia Giovanni, attivista e presidente della fondazione che porta il nome del giudice assassinato da cosa nostra ha incontrato gli studenti dell’Università degli Studi di Perugia e di alcune scuole superiori del territorio. Un momento di riflessione emozionante quello che è avvenuto nella mattinata del 28 presso l’aula magna del rettorato. Insieme alla professoressa Falcone hanno preso parte all’incontro il rettore dell’ateneo perugino Maurizio Oliviero, il procuratore della Repubblica di Perugia, Raffaele Cantone e al direttore di Rai Umbria, Giovanni Parapini.
Maria Falcone ha parlato ai ragazzi in un appuntamento dal titolo “Legalità: un impegno civile”. L’incontro si colloca nell’ambito dell’importante collaborazione tra Rai Umbria e l’Università degli Studi di Perugia con il progetto Ripartiamo dai Territori. Presenti tutte le istituzioni del territorio, tra cui a portare i saluti la Presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, e il prefetto di Perugia, Armando Gradone. A moderare l’incontro è stato il caposervizio della Tgr Umbria, Alessandro Buscemi.
Nell’accogliere la Professoressa Falcone e le altre istituzioni presenti, il rettore Oliviero, ha sottolineato «il senso di gratitudine in particolare a quella parte delle istituzioni a cui forse troppo poco spesso rendiamo plauso. Le istituzioni sono fatte di persone in prima linea come i nostri magistrati, ai quali dovremmo guardare con occhi più attenti. Essi sono uno dei tre pilastri della nostra democrazia e salvaguardarli significa salvaguardare parte fondamentale della nostra stessa democrazia. La gratitudine va a tutte quelle persone, come la nostra ospite oggi, che hanno fatto della propria vita un impegno quotidiano per ricordarci non solo passaggi tristi della nostra storia. Se noi acquisiamo la consapevolezza che la legalità è una cosa bella, questo deve essere l’impegno che dobbiamo portare avanti insieme».
Maria Falcone, rivolgendosi in particolare ai giovani presenti in sala, ha raccontato il perché del suo incessante impegno, a partire dalla morte del fratello Giovanni, nel proseguire idealmente la lotta contro la cultura della mafia: «So che i giovani sono curiosi – ha affermato la sorella del giudice antimafia – e hanno bisogno di sentire la verità. La morte di Giovanni, e poche settimane dopo quella di Paolo Borsellino, furono per l’Italia tutta le ‘Torri gemelle’ dello Stato italiano. Vorrei far capire a voi ragazzi che siete lontani dalla Sicilia che la mafia non è poi tanto lontana da qui. È un problema di tutti».
L’impegno della Fondazione Falcone, nata a ridosso di quei tragici eventi, è stato da sempre incentrato sul contrasto a quella mentalità mafiosa o comunque connivente che permette ai criminali di agire: «Nei nostri colloqui familiari – ha ricordato Maria Falcone – Giovanni diceva che la mafia non è soltanto un fatto criminale, è un fatto culturale, è un fatto di una società che non dico che appoggi, ma che comunque è indifferente e che permette alla mafia di proliferare».
A fare da eco alle parole di Maria Falcone è stato il procuratore Raffaele Cantone, che ha ricordato come la vicenda dei giudici Falcone e Borsellino abbia costituito «uno snodo fondamentale per quella stagione del nostro Paese. Una stagione non priva di polemiche e contraddizioni». Cantone ha ricordato inoltre la genialità delle innovazioni introdotte da Giovanni falcone in seno alla magistratura, novità come quella delle Direzioni distrettuali antimafia che «dando fine alla frammentarietà delle indagini sulla criminalità organizzata, diedero un duro colpo alle mafie». Il procuratore ha poi ricordato le altre intuizioni del giudice Falcone, che «hanno impresso una svolta nella modalità di contrasto alla criminalità, iniziando a isolare anche dal punto di vista patrimoniale le grandi famiglie mafiose». Infine Cantone ha citato don Luigi Ciotti, invitando tutti a usare di più la parola “responsabilità”, indissolubilmente legata a quella “legalità”, poiché richiede un impegno in prima persona di ciascuno di noi.
Infine, dopo lo spazio lasciato alle domande degli studenti e studentesse presenti, a chiudere l’incontro il direttore di Rai Umbria, Giovanni Parapini: «Servire il pubblico è una grande responsabilità che richiede indiscusse caratteristiche etiche e morali. Perché la coesione sociale si realizza nel momento in cui si passa dalla teoria alla pratica e la pratica consiste nell’essere conseguenti. Ciò lavorando unicamente nella realizzazione del bene comune che significa far capire il valore della giustizia e della legalità aiutando e sostenendo chi è più in difficoltà, chi è più fragile ed esposto alla criminalità organizzata».
L’incontro “Legalità: un impegno civile” è una “co-produzione” Rai Umbria – UniPg che pone ancora al centro i temi al centro della legalità e delle istituzioni, mantenendo sempre aperto e proficuo un dialogo tra istituzioni, mondo accademico e corpi intermedi dello Stato. In questa direzione va anche un’altra iniziativa, che vede le giovani generazioni coinvolte in una riflessione sui 75 anni della Carta Costituzionale italiana attraverso un altro progetto in co-produzione Rai Umbria e UniPg: il concorso “Fotografa la Costituzione”, che gode del patrocinio del Senato della Repubblica, di cui si terranno le premiazioni alle fine del mese di maggio.


