Fontana di piazza Tacito, se ne riparla tra un anno

Corridore: «Il deterioramento è troppo evidente, i responsabili paghino». Intanto il simbolo della città dinamica si ferma di nuovo

Aurora Provantini

TERNI – Un giallo. L’accensione, lo spegnimento, il collaudo, la comparsa di una patina marrone sul mosaico, la vernice che si stacca dal castello in acciaio, la ruggine (forse), l’accertamento tecnico preventivo che il Comune di Terni richiede al tribunale competente. La fontana di piazza Tacito senza pace. Di nuovo ferma. E per chissà quanto altro tempo ancora. Al di là degli interventi necessari a sistemarla si dovrà attendere che il tribunale nomini un perito e che questi esamini documenti e restauro. Poi che vengano individuate le responsabilità della situazione in cui versa quell’opera monumentale che porta la firma degli architetti Mario Ridolfi e Mario Fagiolo.  Per la prima fase potrebbero volerci sei mesi, per l’altra anche il doppio.  Gli addetti ai lavori, ingegneri e architetti, dicono che un anno non basta perché Terni torni ad avere il suo simbolo di città dinamica.
«Stiamo ascoltando molte versioni discordanti, ma non avendo riscontri nell’immediato e soprattutto soluzioni intanto procederemo con  un accertamento tecnico al fine di individuare le relative responsabilità – ribadisce il vice sindaco Corridore – perché è inaudito che la Fontana dello Zodiaco, dopo meno di un anno e mezzo dall’ultimazione dei lavori, versi in una tale situazione». Quindi la perizia. L’individuazione, oltre che dei responsabili, degli interventi da rifare, la nuova “ricostruzione”. La quarta.  La fontana fu completamente distrutta durante il secondo conflitto mondiale.  Il 14 ottobre del 1943 la città di Terni venne attaccata dai B17 Alleati del “99th bomb group” con base in Oudna (Tunisia).  Un attacco senza allarme.  

Nel 1951, su spinta del Ministero dei Lavori Pubblici,  iniziò la sua prima ricostruzione. Cagli (per la parte di decorazione musiva) e Ridolfi, si ritrovano in quel  progetto comune che assunse nuovi significati alla luce della delle vicende belliche. Cagli ridisegnò lo zodiaco non più realizzato in tessere di vetro, ma in materiali lapidei (mosaico romano). Il lavoro  durò dieci anni. La seconda inaugurazione avvenne in occasione della festa delle acque il 24 giugno 1961. Passa mezzo secolo e  la fontana invecchia ma soprattutto viene giù il pennone in acciaio.  Quindi arriva il nuovo che è più “tozzo” di quello originale: alto 24 metri con una doppia struttura: un sostegno interno in acciaio S355 dello spessore di 12 millimetri e un rivestimento esterno in acciaio Inox Aisi 321 dello spessore di 3 millimetri. Parte una nuova fase di lavori. Inizia il lungo restauro che l’ amministrazione Bandecchi contesta. Eppure in uno degli allegati della delibera di giunta del 26 giugno 2013 (65 pagine) che detta le metodologie dei lavori, ad un centro punto si legge: «Gli interventi andranno attuati  per evitare l’insorgere dei fenomeni di degrado. Le caratteristiche dei materiali utilizzati nel restauro dovranno essere attentamente valutate in relazione ai comportamenti nel tempo per prevenire ad esempio il rischio di reazioni chimiche con effetti negativi».  Ecco. Sarà il tribunale, una volta esaminate le carte, a stabilire se sono state le scelte progettuali ad aver determinato il veloce deterioramento oppure l’esecuzione dei lavori. Comunque vada oltre che al castello in acciaio zincato è probabile che si debba di nuovo intervenire sul mosaico per via di quella patina che non si è riusciti a rimuovere. Quindi passerà molto più di un anno.

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