Cantone: «In Umbria c’è il monopolio della droga. Forte presenza di organizzazioni straniere»

Il confronto sulle infiltrazioni criminali durante l’incontro con il procuratore nazionale antimafia Melillo in visita alla procura generale di Perugia

AR. SOR.

PERUGIA – «Ci sono organizzazioni sulla scena criminale italiana che hanno acquisito un ruolo importante anche in scala globale». Il traffico di stupefacenti, ad esempio «è un fenomeno criminale che fa da traino»: l’attenzione secondo il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo in visita alla procura generale di Perugia deve essere mantenuta alta sul radicamento economico delle mafie in regione.

«L’idea stessa di infiltrazione spiega poco. Sono organizzazioni – ha continuato – che hanno uno statutario fine di trasformare continuamente il ciclo violento in ricchezza. La violenza genera intimidazione laddove invece si muovono i meccanismi che ruotano intorno alle ricchezze mafiose si generano complicità, di regola silenziose. Le organizzazioni criminali vanno integrandosi su scala non solo nazionale, ma globale».

Il procuratore generale Sergio Sottani ha sottolineato che la presenza del procuratore Melillo vuole sia «segnalare i pericoli che anche in questa regione ci sono dal punto di vista della presenza mafiosa, non tanto come radicamento di forme criminali violente quanto come presenza di capitali di origine mafiosa» sia essere come «riconoscimento delle attività che questo distretto sta svolgendo». E così ha parlato dell’Umbria. «Oggi a Pietralunga viene destinato socialmente un bene confiscato alla mafia, così come è successo ad Acquasparta. Il ruolo fondamentale sono i contatti con la procura europea per quanto riguarda i fondi del Pnrr che stanno arrivando, quelli che vengono tenuti in relazione ai fondi della ricostruzione post terremoto e, più in generale, quella attenzione che questi uffici requirenti vogliono avere nei confronti di tutto ciò che significa finanza mafiosa». Anche il procuratore della Repubblica Raffaele Cantone ha preso parola: «Abbiamo la presenza di una serie di soggetti strettamente collegati alle organizzazioni mafiose tradizionali». Ma poi, un altro dato «che non può essere sottovalutato», vale a dire «Qui è sempre più forte la presenza di organizzazioni di tipo straniero, un tema che troppo spesso sottovalutiamo. Qui c’è ormai il monopolio della droga, particolarmente fruttuoso, che è in mano alle organizzazioni straniere, africane e albanesi e abbiamo verificato come queste strutture stiano sempre più organizzandosi secondo logiche mafiose, investendo in attività economiche, creando vere e proprie strutture con la capacità di pagare e di avere una serie di servizi per tutti gli affiliati e con collegamenti diretti con la madre patria». Sono «pericolose».

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