A Terni si ricorda Roberto Antiochia e le vittime della mafia

L’agente di polizia ternano coinvolto in una sparatoria a Palermo, insignito della medaglia d’oro al valor civile

El. Cec.

TERNI – Il 6 agosto del 1985 veniva messo a segno un altro colpo della mafia. Roberto Antiochia, che scortava il vice questore, Ninni Cassarà presso la sua abitazione, perse la vita. Per far da scudo a Cassarà. A Terni si ricorda il sacrificio dell’agente ternano medaglia d’oro al valor civile.

Un gruppo di nove uomini armati di Kalashnikov, appostati nel palazzo di fronte a quello dove vive il vice questore, cominciano a sparare sull’Alfetta di scorta. Antiochia, cercando di fare scudo con il suo corpo a Cassarà, sceso dall’auto per raggiungere il portone di casa, rimane ucciso dagli spari. Cassarà riesce a raggiungere il portone, ma spira sulle scale di casa tra le braccia della moglie Laura, accorsa dopo aver visto l’accaduto insieme alla figlia dal balcone della sua abitazione.

Il 17 febbraio 1995, la terza sezione della Corte d’Assise di Palermo condanna all’ergastolo cinque componenti della Cupola mafiosa: Totó Rina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Bernardo Brusca e Francesco Madonna come mandanti del delitto.
A Roberto Antiochia sono dedicati la via antistante la Questura di Terni, la scuola per il Controllo del Territorio della Polizia di Stato di Pescara e il commissariato di Orvieto.

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