Ecco dove in Umbria servono due settimane per fare una semplice analisi del sangue

L’appello alla Regione per abbattere le liste di attesa

R.P.

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Troppo tempo per effettuare anche delle semplici analisi del sangue. Da Città di Castello parte l’appello per velocizzare le liste di attesa nella sanità pubblica. A farlo è stata la capogruppo del Psi in consiglio comunale, Loriana Grasselli, che sull’argomento ha presentato una interrogazione. Per Grasselli, negli ultimi anni, la Regione – con le politiche messe in atto dall’assessore, alla sanità Luca Coletto – ha di fatto predisposto «un modello di sanità sempre poggiata sui servizi offerti dai privati diminuendo le prestazioni del servizio pubblico. La privatizzazione della sanità regionale umbra è evidente dal sempre più crescente numero di cittadini, spesso coloro che soffrono di gravi patologie, si trova a rivolgersi a centri privati».

Tale impostazione sanitaria, ricorda la capogruppo dei socialisti, fa «carta straccia dell’articolo 32 della nostra Costituzione. Le politiche di ridimensionamento del servizio pubblico sanitario si evidenziano da una scarsa politica di investimenti programmatori in particolare nel potenziamento delle risorse umane che non sopperiscono nemmeno il naturale turn over».

Denuncia Grasselli: «Visto che le liste di attesa per le prestazioni diagnostiche hanno tempi irragionevoli quando sono aperte. Vi è un “nomadismo” degli ultrasettantenni e dei malati con gravi patologie che vengono sballottati in tutta la Regione quando c’è un posto libero. Una gestione, questa, ingiusta e penalizzante per anziani malati che hanno oggettive limitazioni nel poter affrontare lunghi spostamenti ( a volte proprio controindicato dalla stessa patologia di cui soffrono) oltre ad essere un aggravio economico importante andando ulteriormente a colpire le fasce più povere della nostra comunità».

Ultimamente, fa sapere l’esponente di maggioranza, anche le semplici analisi del sangue «che venivano garantite con un arco temporale di pochissimi giorni ora vedono tempi di attesa di una o due settimane ed anche oltre. Spesso si giustifica tali carenze con il mancato recupero di personale medico determinato da bandi che risultano andare deserti ma che in pratica certificano o la non appetibilità professionale della nostra struttura sanitaria o la carenza di programmazione».  

Grasselli chiede, quindi, di avere «risposte chiare, certe ed oneste  non sentendosi dire che tutto va bene ricordando che la salute non ha colore politico o partitico ma i modelli di sanità devono essere manifestati con correttezza , se si propone un modello privato di sanità va esplicitato non crearlo come smantellamento di quello pubblico».

Nell’interrogazione presentata, Loriana Grasselli chiede infine, cosa intendono fare la Regione e la Usl Umbria 1 «per ridurre il tempo delle liste di attesa, se è intenzione della Regione bloccare le prestazioni intramoenia fin tanto che non si riducono le citate liste, come prevede la legge e come annunciato dalla stessa presidente Donatella Tesei e se è intenzione della Usl interrompere il “nomadismo” nell’erogazioni di prestazioni diagnostiche alle categorie più fragili».

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