R.P.
PERUGIA – Una mobilitazione regionale per dire basta alla privatizzazione della sanità. A lanciarla è il segretario umbro del Pd, Tommaso Bori: «Faccio appello a tutte le forze politiche e sindacali, sociali e cooperative, associazioni e organizzazioni, insieme singoli cittadini – dice il numero uno dem – Incontriamoci e progettiamo un calendario di mobilitazione per difendere il diritto alla salute e i servizi sanitari pubblici, per tutte e tutti, senza distinzioni. Per dire basta ai tagli e chiedere il rilancio del Servizio sanitario nazionale e regionale, risorse, strumentazioni e assunzioni per un sistema che in Umbria rischia il collasso».
Bori quindi si appella «alle forze vive della società umbra per dare voce a quanti non intendono rassegnarsi al progressivo smantellamento della sanità pubblica. In gioco c’è il futuro di tutti noi, stiamo parlando della cosa a noi più cara, senza la quale nulla ha valore: la nostra salute. E’ del tutto evidente che il combinato disposto tra un Governo nazionale che non investe un solo euro in sanità e una Regione capace solo di tagliare servizi e prestazioni ai cittadini, rende l’Umbria la regione in cui “da compromesso rischia di essere negato il diritto alla salute del cittadino umbro “ come affermato dalla procuratrice generale della Corte dei Conti Rosa Francaviglia».
Tutto ciò, secondo il segretario umbro del Pd, sta accadendo «nonostante gli sforzi compiuti ogni giorno dal personale medico e dagli operatori della sanità che stanno lavorando, dal Covid in avanti, in condizioni estreme, per carenza di personale, di investimenti in tecnologie e perfino di materiali di consumo. Una voragine di debiti, è quella che ha creato la Regione negli ultimi quattro anni, che il Governo non intende sanare, con la conseguenza che il sistema sanitario umbro è chiamato a risparmiare su tutto, anche sui bisturi. Purtroppo la pandemia non ha insegnato nulla a questo Governo, visto che la prima azione fatta è stato un definanziamento del Fondo sanitario nazionale».
A ribadirlo, specifica ancora Bori, è stata «perfino la Corte dei Conti. Siamo passati infatti dal destinare alla sanità il 7% del Pil nel 2022 con il ministro Speranza, al 6,2% per il 2024 e il 2025 con il Governo Meloni. Ciò ha comportato, prima un taglio al fondo sanitario nazionale, con le Regioni di ogni colore politico che chiedono per il 2023 almeno 5 miliardi di euro per la tenuta del sistema sanitario, mentre il Governo decide di stanziarne solo 2».
Poi, denuncia Bori, si è verificato «il taglio del 30% alle case di comunità, agli ospedali di comunità e agli altri interventi stabiliti con la revisione del Pnrr. I cittadini sanno bene che sistema sanitario è strategico e che la sanità territoriale è fondamentale per farlo funzionare al meglio. Per questo motivo quello che sta accadendo è inaccettabile: dobbiamo essere in tanti e uniti per chiedere con forza nuove risorse per la sanità, a partire da quella territoriale, per le cure domiciliari, per la continuità assistenziale, per nuovi medici di medicina generale, soprattutto nelle zone carenti».
Secondo il segretario del Pd Umbria, la pretesa che si torni «a modelli organizzativi efficienti che assicurino la presa in carico dei cittadini con un adeguato livello di sicurezza, di qualità e di appropriatezza dell’assistenza e delle prestazioni mediche e diagnostiche. Il Partito Democratico dell’Umbria, forte della campagna di mobilitazione lanciata dalla Segretaria Nazionale, Elly Schlein, su lavoro, sanità, diritti, difesa del Pnrr, lotta alle diseguaglianze e contrasto della riforma Calderoli, intende aprirsi ad confronto vero e propositivo con quanti intendono condividere l’opportunità di avviare, senza steccati e preconcetti, una mobilitazione ampia e democratica basata su proposte e azioni concrete da mettere in campo per cambiare in meglio la nostra regione, che avrà tappa in tutti i territori».
Si parte, quindi, dal tema centrale della salute e della sanità: «Non ci fermeremo a questo – annuncia Bori – La nostra non sarà solo una protesta, ma anche e soprattutto una proposta. Chiederemo a tutte e tutti di sottoscrivere una proposta di legge, che approderà in parlamento, incentrata su cardini ben precisi».
La proposta dei dem prevede di «destinare a livello nazionale 4 miliardi in più l’anno per 5 anni al Fondo sanitario nazionale, fino a raggiungere nel 2027 il 7,5% del Pil, dato che ci porterebbe in linea con gli altri Stati europei»
Senza dimenticare il superamento per le Regioni «del tetto alle assunzioni per fermare precarietà e “gettonisti” dei vincoli di spesa imposti da legge nazionale».
L’obiettivo è quello di fermare l’autonomia differenziata, che «taglia risorse alla sanità ed al sociale. Inoltre, il nodo irrisolto delle liste d’attesa obbliga sempre più spesso le famiglie a rivolgersi alla sanità privata affrontando spese che pesano fortemente sui bilanci familiari». Secondo la recente analisi elaborata dall’Umsa sulla “Capacity to pay”, denuncia Bori, ciò sta comportando «un concreto rischio di impoverimento per circa 6 mila famiglie umbre che, dovendo farsi carico delle spese mediche, stanno scivolando sotto la soglia di povertà. Nella nostra regione, inoltre, per oltre 14 mila nuclei familiari, i costi per visite e medicine incide per il 20% della propria capacità di spesa. Un dato tra i più alti e critici del Centro Italia».
Per tutto questo, è arrivato il momento di scendere in piazza: «Dopo l’estate militante – incalza Bori – è necessario un autunno caldi dei diritti. Ora tocca a noi».


