di Andrea Fora
PERUGIA – Ora basta. Proprio in questi giorni, 4 anni fa, feci un passo di lato, rispetto all’imposizione “romana” di PD e 5 stelle per il candidato presidente di Regione.
Ritenni non utile, per la comunità umbra, in quella fase storica, dare vita ad un percorso di cambiamento in autonomia rispetto alla coalizione di centro-sinistra.
In questi anni ho sempre lavorato, insieme a tanti amici nei territori, per costruire progetti per le comunità locali, capaci di rispondere ai bisogni, alle necessità, valorizzando i meriti e le migliori energia dell’Umbria.
Mesi fa su sollecitazione di diversi mondi abbiamo dato il via a Perugia Partecipa, con l’intento di proporre un cantiere di partecipazione civica fondata su un autentico cambiamento rispetto al grigiore del passato.
Non mi sono mai candidato, anche memore della precedente esperienza, ma non mi sono mai sottratto all’impegno per verificare la concreta possibilità di costruire qualcosa di nuovo.
Noto che invece nulla è cambiato, né le liturgie dei tavoli in cui si rivendica l’Identità della sinistra, né l’approccio barricadero del dire “Romizi ha fatto tutto male”.
Non è così che si può ambire a governare Perugia, il capoluogo di Regione di cui si dovrebbe essere orgogliosi.
Oggi leggo nuovamente di ipotetici sondaggi volti a misurare il gradimento e la notorietà di possibili candidati a sindaco, al fine di individuare quello giusto, come se ogni nome valesse l’altro.
Non è così. Ciascuno di noi è portatore di un progetto, di una idea, di una squadra, ciascun profilo può essere idoneo o meno a seconda di ciò che si vuol costruire.
Costruire è proprio la parola che oggi manca nel vocabolario della sinistra umbra che le antepone e le preferisce il protestare.
Una cosa è costruire una coalizione che è per la politica dei Sì, sì al nodino, sì ad un sistema moderno di raccolta e smaltimento dei rifiuti meno caro per i cittadini, sì ad un rapporto in cui le pubbliche amministrazioni attuino profondamente la sussidiarietà orizzontale, che sa prendere ciò che di buono ha costruito l’amministrazione Romizi e ne compie l’attuazione, correggendone gli errori.
Altra cosa è una coalizione che pensa di affrontare le elezioni comunali come se fossero una rivincita delle elezioni politiche fra destra e sinistra, una coalizione dei No alle opere pubbliche, prettamente ideologica, ancorata al ricordo dei “bei tempi” di quando “c’eravamo noi”.
Sono due opzioni totalmente differenti e non è pensando di limare parole e verbi su un programma che si possa mettere insieme tutto e il suo contrario come l’Unione dei vecchi tempi da Bertinotti a Mastella, che si sciolse come neve al sole in meno di due anni. Si farebbe solo un danno a Perugia e ai perugini.
Se il PD vuol fare un sondaggio, gli consiglierei di approfondire “fuori dalle sue bolle” una analisi, più che sui nomi, sui temi e su ciò che pensano i cittadini. Io in questi mesi ho ascoltato molto la città, registrando una distanza siderale da ciò che si dice dentro alcune stanze in cui ci si auto convince di qualcosa che non c’è e il mondo reale.
Per quanto mi riguarda la mia persona non si presterà a dare una verniciata di nuovo a qualcosa che nasce già vecchio, senza respiro e progettualità per il futuro della città.


