r.u.
TERNI – Alternativa popolare è una novità nel mondo della politica? Questo è certo. E alla Festa del partito di Terni si è visto.
Invece di dibattiti, spettacolini. Monologhi al posto di confronti aperti anche a chi la pensa diversamente, magari – come si fa in democrazia – fino agli oppositori.
E poi: mica Gramsci, ma almeno qualche tesi da proporre e sviluppare sarebbe apprezzata.
No. Giullari e cotillon. Svaghi e panini. La quale sta diventando, una sorta di marchio di fabbrica delle iniziative del partito, che ne fa un’esperienza politica ad alto contenuto di colesterolo. Se continua così, va monitorata dall’Oms più che dalle Nazioni Unite.
Va bene essere popolari – come segnalato in calce dalla ragione sociale del partito – ma tra una bella sagra e una festa di partito ci sarà ancora una differenza, no?
Per altro c’è un dato che Alternativa popolare dovrebbe sviluppare e spiegare. Che significa, secondo il mantra di Bandecchi, essere “di centro”, che in questo momento è il “non luogo” politico più frequentato da vecchi e nuovi protagonisti della scena nazionale?
Da Renzi e Calenda, che occhieggiano a ogni moderato, a “Noi moderati” – basta vedere la foto di Lupi e fai centro – a Rosato, che si è messo in proprio da 24 ore. Per non parlare del crescente numero di variamente fuoriusciti dalle organizzazioni con una storia, che, dalle Alpi alle tre punte della Sicilia, costituiscono una quantità di atomi politici, i quali, dagli oggi, dagli domani, finiscono per formare una irrespirabile nube di pulviscolo atmosferico politico.

Che Ap sia “di centro” in quanto usa la dura legge delle “manone rotanti”, sia contro la destra sia contro la sinistra, non sarà un gran progetto politico, ma comunque è una spiegazione.
Sarebbe ancora peggio se il “peculiare” di Ap fosse illudere con progetti irrealizzabili la povera gente, pur di mantenersi il potere e le poltrone.
Ma, qualunque sia la vocazione di Ap, cosa meglio di una festa di partito, quelle tradizionali, quelle di una volta, quelle simil Feste dell’Unità, per spiegare ai cittadini elettori che cosa si è e cosa si vuole?
Cosa meglio di una festa di partito per aprire una via di intesa con potenziali alleati o irrobustire la propria proposta attraverso un confronto – o anche scontro – con gli oppositori? Sempre che non ci si renda conto di essere così poveri di idee degne di questo nome che non si è in grado di fare nessun accordo, di muovere in alcun modo nello scacchiere politico, di essere condannati a restare un fenomeno mesto e solitario, finché dura il bluff.
Certo, realizzare una festa di partito è diverso dal rubare il mestiere a tanti seri organizzatori di sagre, altra cosa dal mettere su un baracchino di porchetta, quattro altalene, altoparlanti a tutto volume, due spartiti per bande, e il box col giochino che alla fine non ci viene manco Sgarbi.




