di Francesca Cecchini
TODI (Perugia) – Sono nove gli spettacoli che vanno a comporre il cartellone della stagione 2023/2024 promossa al teatro Comunale di Todi dal Teatro stabile dell’Umbria in sinergia con l’amministrazione comunale, che ha sempre un occhio attento verso la cultura e, per questo, può vantare una ricca programmazione di eventi durante tutto l’anno.
La vivacità artistica e culturale della città, come spiegato dal primo cittadino Antonino Ruggiano durante la conferenza stampa di presentazione lunedì 2 ottobre: «ha uno dei suoi fulcri nel teatro Comunale, splendida struttura ottocentesca nella quale ormai “non si spengono mai le luci”, tante sono le iniziative ospitate nel corso dell’intero anno. Momento centrale resta senza dubbio la stagione teatrale che, grazie alla collaborazione del Teatro stabile dell’Umbria, ospiterà nove spettacoli di assoluto livello che da ottobre ad aprile animeranno la città e l’ampio territorio extra comunale che ad essa fa storicamente riferimento».
Presente in conferenza anche Alessia Marta, assessore alla Cultura del Comune di Todi, che ha sottolineato come questa nuova stagione vada a confermare «la varietà e la qualità della proposta messa in campo da amministrazione e Tsu. Una proposta che guarda al pubblico ma pensa anche al valore educativo che il teatro assolve per la popolazione studentesca degli istituti d’istruzione tuderti, che confidiamo vorranno affollare anche stavolta la platea e i palchi».

«Armonia è la parola chiave della nuova stagione del teatro Comunale di Todi – ha poi aggiunto Nino Marino, direttore Tsu, parlando dell’immagine rappresentativa della brochure della stagione – Armonia è nella scelta dell’artista François Olislaeger di mettere in relazione la stagione con il tiglio di Montesanto. Armonia è nella relazione tra l’amministrazione comunale e il Teatro stabile dell’Umbria nella proposta artistica. Armonia è nell’alzare il sipario storico del teatro Comunale per dar voce e corpo ad alcune delle più interessanti esperienze del teatro e della danza. Armonia è nel tornare a Todi e stupirsi ancora una volta della bellezza che ci accoglie».
IL CARTELLONE
Si inizia giovedì 26 ottobre alle 20.45 con “Il marito invisibile” di Edoardo Erba, commedia esilarante e innovativa sulla scomparsa della vita di relazione,
interpretata da Maria Amelia Monti e Marina Massironi. Le due protagoniste accompagnano il pubblico con la loro personalissima comicità in un viaggio che dà i brividi per quanto è scottante e attuale. Una videochat fra due amiche cinquantenni, Fiamma e Lorella, che non si vedono da tempo; i saluti di rito, qualche chiacchiera, finché Lorella annuncia a sorpresa: «mi sono sposata». La cosa sarebbe già straordinaria di per sé, vista la sua proverbiale sfortuna con gli uomini. Ma diventa ancora più incredibile quando lei rivela che il nuovo marito ha… non proprio un difetto, una particolarità: è invisibile.

Si prosegue mercoledì 29 novembre alle 20.45 con “Fra’ (San Francesco la star del Medioevo)” di e con Giovanni Scifoni per la regia di Francesco Brandi, realizzato in occasione degli 800 anni del presepe di Greccio che rappresenta, come dice lo stesso artista: «la più geniale (e più copiata) invenzione di Francesco». Lo spettacolo si interroga sull’enorme potere persuasivo che genera sui contemporanei la figura pop di Francesco e percorre la vita del poverello di Assisi e il suo sforzo ossessivo di raccontare il mistero di Dio in ogni forma.

Domenica 17 dicembre alle 17 parte dal Comunale la nuova tournée di “Perfetti sconosciuti”, scritto e diretto da Paolo Genovese, con Dino Abbrescia, Alice Bertini, Marco Bonini, Paolo Calabresi, Massimo De Lorenzo, Anna Ferzetti, Valeria Solarino. Una brillante commedia sull’amicizia, sull’amore e sul tradimento, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere “perfetti sconosciuti”. Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Un tempo quella segreta era ben protetta nell’archivio della nostra memoria, oggi nelle nostre sim. Cosa succederebbe se quella minuscola schedina si mettesse a parlare?
Durante una cena, un gruppo di amici decide di fare un gioco della verità mettendo i propri cellulari sul tavolo, condividendo tra loro messaggi e telefonate. Metteranno così a conoscenza l’un l’altro dei propri segreti più profondi.
L’anno nuovo inizia mercoledì 10 gennaio alle 20.45 con “Otello” di William Shakespeare, una produzione del Tsu realizzata con il contributo speciale della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli, diretta da Andrea Baracco e interpretata da un cast tutto al femminile: Valentina Acca, Flaminia Cuzzoli, Francesca Farcomeni, Federica Fracassi, Federica Fresco, Ilaria Genatiempo, Viola Marietti e Cristiana Tramparulo. Con “Otello” il Bardo ha consegnato alla letteratura occidentale uno dei suoi personaggi più archetipici: Iago. Attraverso di lui anche una riflessione spietata, eppure carica di pietas, sulle debolezze umane e sull’imprevedibile capacità che abbiamo di generare il male e di accoglierlo come insospettabile parte di noi stessi. La potenza del triangolo Otello-Iago-Desdemona sta nella corsa verso la distruzione di sé e degli altri, in un gioco che trasforma l’immaginazione in realtà e la realtà in immaginazione.

«Io non sono ciò che sono» dichiara Iago nella prima scena del primo atto. Questa definizione che dà di sé non cessa di essere vera se applicata anche agli altri protagonisti della tragedia. Cosa siamo, noi esseri umani, se non materia instabile, che le circostanze possono spingere alle scelte più estreme, alle scoperte interiori più inattese, e ai gesti più feroci? La tragedia del Moro di Venezia affonda le proprie radici nella linea d’ombra su cui ognuno di noi cammina come un funambolo in cerca di equilibrio, nella speranza, ma senza la certezza, di non cadere mai.
Domenica 28 gennaio alle 17 spazio alla danza con la storica compagnia Aterballetto che presenta una serata con tre coreografie di Philippe Kratz e Diego Tortelli: “Alpha grace” (sei danzatori), “O” (due danzatori) e “Shoot me” (sedici danzatori). Tra passato e futuro “Alpha Grace”, una riflessione sull’empatia, una forma di comunicazione gentile tra persone che si sentono sullo stesso piano. Anch’essa messa a dura prova dai tempi presenti. A seguire “O”, due corpi/automi che obbligano a interrogarci su come potrebbe mutare il senso del contatto fisico: resterà emotivo e sentito, o diventerà seriale e alienato? In chiusura “Shoot me” che nella sua costruzione si ispira al concept di “concerto-balletto” rivisitato in chiave contemporanea dove musica e danza si accompagnano. Un lavoro frontale che vuole mettere in un rapporto diretto di scambio i danzatori sulla scena e il pubblico in platea: un gioco di seduzione, di sguardi, di sudore, un assalto ai sensi e un’ode al corpo, al respirare la stessa aria, sudore, lacrime, furia, pride.

Sabato 17 febbraio alle 20.45 sarà la volta di “Settanta volte sette” di Controcanto Collettivo che affronta il tema del perdono e della sua possibilità nelle relazioni umane con la storia di due famiglie i cui destini s’incrociano in una sera, il racconto del rimorso che consuma, della rabbia che divora, del dolore che lascia fermi, del tempo che sembra scorrere invano. Ideazione e regia Clara Sancricca, con Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero, Clara Sancricca, voce fuori campo Giorgio Stefanori.

Martedì 27 febbraio alle 20.45 arriva “Ginger & Fred”, film capolavoro di Federico Fellini, Tonino Guerra e Tullio Pinelli adattato e diretto per il teatro da Monica Guerritore, anche protagonista sul palco insieme a Claudio Casadio e Alessandro Di Somma, Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni, Lucilla Mininno, Valentina Morini, Claudio Vanni.
È Natale, Pippo e Amelia – in arte Ginger e Fred – sono due ex ballerini un tempo famosi invitati a esibirsi nello show natalizio di una televisione privata. L’invito a due vecchie glorie serve alla produzione solo per riempire lo spazio che chiamano “rigatteria d’antan”. Ma Amelia e Pippo non lo sanno e hanno accettato per ritrovare forse la magia di un tempo o forse un sentimento che si erano negati in gioventù. Nelle ore che precedono lo show i due vengono sballottati e travolti da un caravanserraglio di personaggi improbabili, sosia, dilettanti allo sbaraglio, affamati che aspirano a un attimo di felicità. Amelia e Pippo in quel contenitore sgargiante e vociante appaiono come due essenze pure e spaesate. E poi tocca a loro. Sono finalmente in scena: parte la musica, iniziano con i loro primi meravigliosi passi ma salta la luce nello studio e lo spettacolo si interrompe ed è lì che seduti al buio, uno accanto all’altro, Fellini fa dire a Fred quello che lui stesso vuole dire a noi, al pubblico, al mondo: «Siamo due fantasmi che vengono dal buio e nel buio se ne vanno…». Il loro mondo fatto di incanto, come la luna di carta che Fred ha chiesto al macchinista di far apparire magicamente durante il ballo, non c’è più.
“Il malloppo”, black comedy di Joe Orton, è l’appuntamento di martedì 12 marzo alle 20.45. Protagonisti Gianfelice Imparato, Marina Massironi e Valerio Santoro, diretti da Francesco Saponaro, traduzione di Edoardo Erba. Due ladri inesperti decidono di svaligiare la banca accanto all’impresa di pompe funebri in cui lavorano, ma sono costretti a nascondere la refurtiva nella bara della madre appena deceduta di uno di loro. Così tra furti, omicidi, intrighi amorosi e indagini, inizia una rocambolesca sequela di situazioni spassose e assurde tipiche dell’umorismo nero britannico.

Chiude il sipario sulla stagione martedì 9 aprile alle 20.45 “L’arte della commedia” di Eduardo De Filippo, adattamento e regia di Fausto Russo Alesi, anche in scena con David Meden, Sem Bonventre, Alex Cendron, Paolo Zuccari, Filippo Luna, Gennaro De Sia, Imma Villa, Demian Troiano Hackman.
L’arte della commedia, la straordinaria e geniale opera di Eduardo De Filippo, fa parte della raccolta dei “giorni dispari”, le commedie scritte dal dopoguerra in poi che affrontano le difficili e problematiche questioni del vivere quotidiano, delle relazioni private e pubbliche tra gli esseri umani. Incredibile è la forza e l’attualità del testo che porta a confrontarsi con la mortificazione e la censura della cultura attraverso un’ambigua e allo stesso tempo tragica e farsesca commedia in due atti e un prologo. Scritta nel 1964 è un’opera poco frequentata, apparentemente meno esplosiva rispetto ai più famosi capolavori; si tratta invece di un testo magistrale straordinariamente imperfetto, come imperfetto è l’essere umano alla ricerca della sua identità, del suo bisogno di tutela, del suo diritto di esistere, alla ricerca di risposte. L’arte della commedia parla del rapporto contraddittorio tra lo Stato e il “teatro” e sul ruolo dell’arte e degli artisti nella società, ma le domande, i dubbi, le responsabilità, i vincoli e le debolezze che De Filippo mette in campo riguardano tutti e quel “teatro”, sia esso una compagnia teatrale, una comunità o un piccolo mondo, si fa risuonatore del nostro rapporto con il potere e con il bisogno di essere ascoltati e soprattutto riconosciuti.


