di marco brunacci
PERUGIA – Cosa sta succedendo a Spoleto? Si sa che c’è un sindaco privatizzatore pentito, Sisti, che parte in quarta e poi frena, è pronto però a battersi per una molto controversa questione del Piano regolatore.
Una maggioranza a pezzi che però riesce a rimettersi insieme sul vecchio cavallo di battaglia: l’ospedale da salvare, ma da un solo nemico, il buon senso.
Non è questione di sinistra o destra, sono decenni che ci stanno provando, prima da sinistra ora da destra, a far balenare almeno un sussulto di serietà nel cielo spoletino.
Ma più si va avanti e più le spinte a rendere assurda la vertenza ospedale si fanno più forti.
Come si sa, l’ospedale di Spoleto dista da quello di Foligno 12-15 minuti di auto. Se questa distanza mettesse in pericolo pazienti, bisognerebbe concludere che a Roma mancano almeno 50 ospedali o poco meno, da costruire seduta stante.
L’unico vero tema è tutto campanilistico e dal sapore trecentesco, così riassumibile: può uno spoletino nascere a Foligno? O meglio: può uno spoletino risultare nato a Foligno?
La questione si risolve con l’Ufficio anagrafe, non sperperando denaro pubblico in inutili reparti doppione.
Ancora: è stato deciso un piano di razionalizzazione teso a creare un Terzo Polo di eccellenza umbra dispiegato su due siti, quello di Foligno, preminente per motivi ovvi, e quello di Spoleto, che mantiene caratteristiche di eccellenza.
Va da sé che se qualcuno vuol concludere che uno spoletino non può essere curato da un cardiologo che sta a Foligno, ha bisogno di un’assistenza psicologica forte. A Foligno, a Spoleto o in qualunque altro luogo.
Invece la comunità spoletina, per il bene della città, dovrebbe andare in pressing sulla Regione perché a sua volta pressi il Ministero per far partire il piano di razionalizzazione, che deve sfociare nella realizzazione e messa a punto del Terzo Polo in tempi rapidi. E qui invece qualche ritardo si registra.
E invece che succede? Spoleto City forum riesce a produrre e diffondere una nota che riportiamo integralmente per dire: se Spoleto continua a restare qui, si avvolge su se stessa, entra in un vortice che porta a picco la città. A partire dalla sanità che deve ricominciare da un Terzo polo d’atto bene e rapidamente.
Eccovi invece Spoleto City Forum (chissà che non ci sia anche un Foligno City Forum che pretende il doppio di tutto quello che ha Spoleto). Tempi grami per tutti gli umbri di buon senso.
Il testo:
«Punto Nascita, Pediatria (non un pediatra mezza giornata), Cardiologia (non un cardiologo), Chirurgia sia programmata che d’urgenza, Medicina generale e urgente, Traumatologia (non solo Ortopedia protesica), Urologia, Rianimazione e Pronto Soccorso collegati ai Reparti: questi i Reparti essenziali ad un DEA e, per quanto ci riguarda, il minimo non negoziabile per il futuro del nostro Ospedale. Non è neanche concepibile un Terzo Polo Foligno-Spoleto che si traduca nel progetto di accorpamento di uno svuotato “San Matteo” al “San Giovanni” di Foligno sotto unico “codice ospedaliero”. I quasi duemila a manifestare per le vie di Spoleto hanno dato ulteriore legittimazione democratica alle richieste del City Forum, che è oggi vera rappresentanza cittadina, fuori dagli equivoci e interessi personali che impediscono alla classe politica locale di fare con decisione e trasparenza il proprio dovere a tutela della nostra sanità ospedaliera.
I drammi che si stanno ripetendo non ammettono più ritardi né complicità. L’Amministrazione Comunale, che deve esigere la revoca del progetto Terzo Polo e la riapertura del tavolo politico di concertazione da parte della Regione, sa – tanto più dopo la perentoria manifestazione – che il City Forum delle associazioni non riconoscerà alcun compromesso al ribasso prodotto da confronti cui non sarà stato chiamato a partecipare con propri rappresentanti».


