DI MARCO BRUNACCI
PERUGIA – Donatella Tesei ancora in salita (anche se limitata a uno 0,1%), con la conferma del decimo posto tra i governatori italiani di Regione, dopo essere stata per un paio di anni relegata nelle ultime posizioni della classifica. Ma soprattutto, che è poi quel che conta, il suo gradimento, il livello di fiducia, è al 56.9%, come dire sempre più vicino al voto ottenuto alle ultime elezioni regionali (57.5%).
Nessuno sa più dei lettori di Umbria7 che i sondaggi valgono per quel che valgono. Ma sono utili per capire un trend. L’ultimo che compare ufficialmente, nel sito dove vengono pubblicati questi sondaggi che possono essere chiamati con questo nome – con platee più o meno larghe di “soggetti campione” interpellati e quindi con risultati da considerare più o meno probabili – è firmato da Bidimedia. E ognuno decide di dargli l’importanza che vuole.
Ma certo questi numeri sono anche la conferma di altre rilevazioni e finiscono per definire -come si diceva – un trend, che per la Tesei si sta consolidando in positivo.
Dopo le difficoltà di metà mandato, dovute con ogni evidenza anche all’immagine del suo partito, nazionale ma soprattutto quello umbro, che si era d’improvviso appannata – il caso Terni è stato emblematico dello sfascio della Lega locale -, ora la rotta pare invertita.
Di sicuro contano, e si riverberano sull’immagine, le sue ultime iniziative sulla sanità, un tema per troppo tempo seguito in maniera tale da creare un clima di sfiducia in molta gente. I cittadini anziani, mandati in giro per l’Umbria per avere analisi e prestazioni specialistiche che chiedevano, è stato l’esempio in negativo di questo periodo.
Magari oggi, più di ieri, alcuni concludono che la governatrice Tesei è stata lasciata molto sola a governare, anche da parte della sua Giunta, e quindi le rinnovano la fiducia.

Non è poi un mistero che i risultati migliori i governatori li ottengono in regioni dove il loro consenso politico, legato al proprio partito o al proprio schieramento, è più compatto e consolidato. In testa c’è sempre lo Zaia del Veneto iperleghista, subito dietro il Bonaccini dell’Emilia Romagna, ultima roccaforte rossa inespugnabile d’Italia (la Toscana scricchiola e Giani è penultimo nella classifica, solo davanti al sardo Solinas che ha il 49.9%). Il terzo posto di Fedriga, del Friuli Venezia Giulia, è un’ulteriore conferma.
Ma anche il risultato di De Luca, governatore Pd popolarissimo, ma solo sesto, dimostra che dietro al personaggio ci deve essere uno schieramento compatto per ottenere un risultato oltre il 60% nella fiducia.
Va detto ancora che gli spostamenti di questa rilevazione sono di un massimo dello 0,2 e, con questa percentuale, sono tutti in negativo.
Per ultimo va sottolineata una cosa non irrilevante: il campione scelto dai sondaggisti può essere anche ben disposto verso i governatori, indipendentemente dal loro colore politico, ma è fa comunque impressione il livello di fiducia elevato dei governatori, se confrontato con il resto del panorama politico. Vorrà dire che gli interpellati in realtà conoscono poco i leader delle Regioni? Magari si. O magari, invece, viene apprezzato il lavoro delle Regioni in generale, un livello intermedio che ha ancora un senso nell’architettura dell’istituzione Stato, visto il degrado tra i sindaci attuali.


