TERNI – Disturbi dello spettro autistico e assistenza territoriale. Se ne è parlato a Palazzo Spada giovedì mattina con le associazioni che si occupano di disabilità e con i genitori di alcuni ragazzi autistici.
A confronto, il vice sindaco Corridore e l’assessore al welfare Altamura: nessuna rappresentanza dell’Asl o del Sim Infanzia, sebbene chi ha disturbi dello spetto autistico viene seguito dalla neuropsichiatria dell’infanzia e dai pediatri (fino ai 16 anni) o dalla psichiatria e dai medici di famiglia (dopo i 16). Strutture sanitarie che insieme alle istituzioni scolastiche e ai servizi sociali progettano un lavoro comune e condiviso con la famiglia. «Ho un figlio con disturbi dello spettro autistico di 22 anni, quindi sono pratico di incontri, ma mai mi era capitato di rappresentare le difficoltà legate alle cure e alle spese che affrontiamo noi genitori, ad un amministratore che approfitta della platea per fare campagna elettorale. E poi, in genere, quando ci si ritrova a Palazzo Spada, gli assessori di riferimento convocano anche l’Asl e la Neuropsichiatria». Una segnalazione pesante: «Eravamo lì per chiedere un trattamento migliore per i nostri ragazzi nel nostro comune di residenza. Per chiedere al Comune di fare da pungolo con la Regione. Di fare la sua parte, insomma. Ad esempio, abbiamo una struttura nuova in Valnerina che è stata accreditata ma che è ancora in attesa di convenzione. Invece sono convenzionate quelle molto più lontane. In più siamo stati chiamati a compartecipare alle spese per i ricoveri». Quel genitore fa presente quanto sia impegnativo fare ogni giorno uno o due viaggi a Spello o ad Assisi per accompagnare il proprio figlio in una struttura residenziale o semiresidenziale, visto che più vicine non ce ne sono. «Ecco, una mattina dedicata a rappresentare problematiche significative, finita con un comizio elettorale del coordinatore regionale di Alternativa Popolare. Finita con il vice sindaco Corridore che attacca la Regione e fa apprezzamenti sull’Ospedale Santa Maria». A quel punto il papà di quel ragazzo che sta cercando di costruirsi una vita indipendente – «probabilmente farà il cameriere» – interviene. Un intervento accorato. «Ero emotivamente coinvolto, volevo riportare il tema delle strutture che mancano al centro. Ma sentirmi apostrofare che se non avessi abbassato la voce sarei stato allontanato dalla polizia, è davvero troppo».


