pres stagione Corciano 2023

Diversi linguaggi teatrali e un cartellone di qualità per la nuova stagione di Corciano

Ecco tutti gli spettacoli in scena da novembre a marzo 2024 | Presentazione e intervista

di Francesca Cecchini

CORCIANO (Perugia) – Un cartellone di sei spettacoli per il teatro della Filarmonica di Corciano che aprirà le sue porte al pubblico il prossimo 18 novembre. Un programma promosso in sinergia dall’amministrazione comunale e dal Teatro stabile dell’Umbria che da più di dieci anni propone ormai, non solo nel corcianese, una serie di spettacoli di qualità, dando anche molto spazio a produzioni e prime nazionali di alto livello.

La presentazione della stagione 2023/2024 lunedì 16 ottobre nel foyer del teatro Morlacchi di Perugia alla presenza dell’assessore alla Cultura del Comune di Corciano Francesco Mangano, del direttore Tsu Nino Marino e della responsabile della programmazione Tsu Bianca Maria Ragni. A parlarne a Umbria7 è l’assessore Mangano.

A illustrare il mood con il quale il Tsu affronta la nuova stagione e a descrivere la programmazioni sono stati invece Marino e la Ragni.

Sabato 18 novembre si inizia con Controcanto Collettivo e “Sempre domenica”, ideazione e regia Clara Sancricca, con Federico Cianciaruso, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Simone Giustinelli, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero. Un lavoro sul lavoro: è un lavoro sul tempo, l’energia e i sogni che il lavoro quotidianamente mangia, consuma, sottrae. Sul palco sei attori su sei sedie, che tessono insieme una trama di storie, che aprono squarci di esistenze incrociate. Sono vite affaccendate nei quotidiani affanni, vite che si arrovellano e intanto si consumano, che a tratti si ribellano eppure poi si arrendono, perché in questo carosello di moti e fallimenti è il lavoro a suonare la melodia più forte, quella dell’ineluttabile, dell’inevitabile, del così è sempre stato e del sempre così sarà. Sempre domenica è un coro di anime, una sinfonia di destini. Ma è – soprattutto – un canto d’amore per gli esseri umani.

Il primo servitore_Foto di Davide Carpenedo
Foto di Davide Carpenedo

Sabato 2 dicembre sarà la volta di “Il primo servitore” soggetto Marco Gnaccolini per lo spettacolo selezionato per il progetto Goldoni 400 del Teatro stabile del Veneto – Teatro nazionale, da un’idea di Michele Modesto Casarin, con Matteo Campagnol, Filippo Fossa, Aristide Genovese, Manuela Massimi, Alberto Olinteo, Anna Zago, Lia Zinno, regia di Michele Modesto Casarin. Sul palco la storia di come nasce il testo più conosciuto e fortunato di Carlo Goldoni, quel “Il servitore di due padroni” che diventerà poi lo spettacolo più famoso e rappresentato della storia del teatro di prosa italiano.

L’anno si conclude sabato 30 dicembre con “La favola di Natale” di Giovannino Guareschi, storia di un bambino, Albertino, della nonna, del cane Flik e della lucciola: una bizzarra compagnia che intraprende un viaggio verso un papà, un figlio e un padrone, lontano da casa perché prigioniero di guerra. È la storia di uomini privati della loro libertà che, nella notte di Natale, si trovano tutti riuniti in una baracca fredda e desolante ad ascoltare una favola che li riporta nel mondo che esiste al di fuori del filo spinato che delimita i confini del lager. Un mondo fatto di bambini, di sogni, di speranze, di mamme. Un mondo dove freddo, fame e nostalgia sono solo un brutto ricordo lontano. Ma la “favola” nasce anche con un preciso intento polemico e di denuncia, nulla di ciò che è raccontato, pur nel divagare fantasioso e ricco del testo, è casuale. Ogni cosa e accadimento hanno un preciso riferimento alla mrealtà. E la denuncia sociale Guareschi la ottiene mirabilmente alternando nel testo momenti di malinconia e tristezza a momenti di puro umorismo e satira. Con Pino Menzolini (voce recitante) e Federico Gili (fisarmonica e arrangiamenti musicali).

Ad aprire il 2024 domenica 28 gennaio sarà Matthias Martelli con “Raffaello, il figlio del vento”, di e con Matthias Martelli e le musiche dal vivo Matteo Castellan. Un racconto avvincente e poetico su un grande genio dell’umanità: Raffaello Sanzio. Considerato simbolo di grazia e perfezione, la vita del pittore divino esplode non solo di arte pura ma anche di felicità, eros, sfide, contraddizioni e perfino polemiche con l’autorità e il senso morale del tempo. Martelli riprende la tradizione del teatro giullaresco e di narrazione e trascina lo spettatore all’interno di un viaggio appassionante, rendendo vivi i personaggi, entrando con le immagini e le parole dentro i capolavori di Raffaello, scoprendo le curiosità, i suoi amori e immergendosi nel clima dell’epoca.

Raffaello_ph Lorenzo Porrazzini
foto di Lorenzo Porrazzini

Venerdì 16 febbraio spazio a Gianmarco Tognazzi protagonista, insieme a Renato Marchetti e Fausto Sciarappa e la partecipazione in video di Bruno Armando, della commedia “L’onesto fantasma”, scritta e diretta da Edoardo Erba. Alternando momenti realistici a scene shakespeariane, la commedia è un modo originale di rileggere l’Amleto dal punto di vista del fantasma. Ma soprattutto è la storia di un’amicizia speciale, talmente forte da eludere anche la morte. E un atto d’amore verso il teatro, dove ogni conflitto diventa accettabile perché riscattato dalla poesia.

Foto LiveMedia/Lpm/Roberto Bettacchi

Simona Cavallari e Federico Benvenuto, diretti da Guglielmo Ferro, in scena con “Dialogo di una prostituta con un suo cliente” di Dacia Maraini mercoledì 28 febbraio. «Manila lavora come prostituta – spiega il regista – per mantenere se stessa e il suo bambino, partorito da pochi mesi. In una stanza, spoglia ed essenziale, riceve uno dei suoi tanti clienti, studente di Economia, venticinquenne di buona famiglia. La volgarità della ragazza, provata da una vita fatta di umiliazioni e privazioni, cerca in ogni modo possibile, di sottomettere, se non altro verbalmente, il giovane cliente. Dall’altra parte, ci sono i modi gentili di lui, pacato al punto che alla fine, sembra quasi “provare” sentimenti sinceri nei confronti di Manila… Un testo forte, profondo, coinvolgente, che testimonia l’amore dell’autrice per il teatro, ma anche l’attenzione particolare nei confronti dell’universo femminile, che l’autrice scandaglia in tutta la sua complessità, rivelandone il lato più profondo, più oscuro. Ne emerge una figura femminile in cui ogni piccola conquista, che in fondo è solo “una mera consolazione”, è ottenuta a caro prezzo: Manila, messa in scena da una superlativa Simona Cavallari, convinta di essere libera, ma in realtà è costretta a svendere il proprio corpo per poter sopravvivere».

ANTONIO CATANIA E TIZIANA FOSCHI

Venerdì 15 marzo chiude il sipario sulla stagione “Ma non avevamo detto per sempre?” di Tiziana Foschi, anche in scena con Antonio Catania, per la regia di Antonio Pisu. Lei farmacista. Lui attore e scrittore sempre alla ricerca del grande salto artistico. Lei è stufa di essere quella pragmatica della coppia. Lui è stufo di non essere capito. Ma è convinto di avere ancora degli anni importanti davanti a sé ed è deciso a lasciarla. Volevano due figli ma non sono arrivati e, prima per gioco poi forse per non impazzire, hanno inventato di averne messo al mondo uno: Polonio. Per lui: personaggio shakespeariano dell’Amleto, padre di Ofelia. Per lei: elemento chimico radioattivo la cui scoperta è attribuita a Pietro e Maria Curie. Ci giocano con questo figlio inventato, giocano con le parole, con il futuro da costruirgli, col suo affidamento ora che hanno deciso di separarsi. Sono cinici, spietati, disarmanti. Lui è in crisi perché il mondo è cambiato, non è più ispirato. Lei invece è perfettamente in sintonia con la contemporaneità: il mondo ha bisogno di chimica. I binari su cui viaggiava il loro matrimonio si stanno irrimediabilmente allontanando, ma… C’è un ma! L’amore lo provano ancora? Lo proveranno ancora? Certamente lo hanno conosciuto e allora tutto si può fare. Lei suggerisce a Lui di usare la loro storia personale per la commedia che dovrà scrivere e Lui ha finalmente il successo che cercava da tanto, da troppo.

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