Messa in cattedrale per la pace in Terra Santa. L’arcivescovo Ivan: «Dobbiamo riconoscerci tutti fratelli»

A San Lorenzo la celebrazione presieduta da monsignor Maffeis. Da Gerusalemme la testimonianza di padre Francesco Patton

R.P.

PERUGIA –  «Davanti agli occhi e nel cuore di ciascuno di noi scorrono le immagini di una violenza cinica e disumana, che non esita a infierire su bambini, donne e anziani»: arrivano dritte al cuore la parole che l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Ivan Maffeis ha pronunciato nel corso dell’omelia della messa per la pace in Terra Santa che è stata celebrata nella cattedrale di San Lorenzo nel pomeriggio di martedì 24 ottobre. «Scontri e massacri – ha proseguito il presule che ha citato anche l’appello del Papa partito da piazza San Pietro domenica scorsa in occasione dell’Angelus – Stragi di innocenti.  Ostaggi. Civili in gabbia. Razzi su ospedali, bombe su chiese, quartieri devastati e privati di luce, acqua, pane, medicine. Cedere a questa logica di morte significa ritrovarsi tutti quanti in trappola, senza via d’uscita, senza un varco, come migliaia di sfollati davanti a una frontiera sigillata».

Ha continuato monsignor Maffeis: «Il veleno, iniettato nelle vene di questa nostra storia, divide dal di dentro le nostre stesse società. Ma non può trovare alcun consenso e non giova nemmeno alla causa del popolo palestinese l’antisemitismo che in questi giorni ha manifestato in diverse piazze europee, anche del nostro Paese. Nel contempo, il diritto di difesa che la comunità internazionale ha riconosciuto a Israele non può risolversi in ritorsione e vendetta; significherebbe rispondere all’orrore con altro dolore innocente, una recrudescenza utile solamente ad aggiungere altri anelli alla già pesante catena della violenza. Così, schierarsi da una parte o dall’altra non aiuta a ristabilire vie della giustizia e della convivenza, né contribuisce ad assicurare ad alcuno stabilità e sicurezza».

Per l’arcivescovo questa prospettiva «non è un’utopia; attinge, piuttosto, la sua forza dal Vangelo, dalla fede nel Signore Gesù. È lui l’uomo delle beatitudini, colui che le ha incarnate nei comportamenti e nelle scelte di vita, nel suo modo di relazionarsi al Padre e ai fratelli. È lui il povero, il mite, il misericordioso, il costruttore di pace, colui che ha fame e sete della giustizia, a causa della quale è perseguitato. Seguirlo, partecipare alla sua vita, porta a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e alle ingiustizie sociali; in sua compagnia si diventa umili, puri di cuore, trasparenti e accoglienti, incapaci non solo di dominare, ma anche di essere felici senza gli altri».

Da monsignor Maffeis un altro invito: «Non stanchiamoci di lasciarci interpellare dalla Parola del Signore; non stanchiamoci di pregare e digiunare per la pace. Il Papa ha indetto una seconda giornata per venerdì prossimo, 27 ottobre. Su questa strada torneremo a disarmare gli animi, a riconciliarci con la nostra storia, a sanare le ferite, a essere misericordiosi e operatori di pace, a riconoscerci fratelli tutti».

Al termine del rito – che ha visto la presenza di molti sacerdoti diocesani, del sindaco Andrea Romizi e che è stato animato dai membri della sezione Umbria dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro in Gerusalemme –  è intervenuto in video da Gerusalemme il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton. Queste le parole del religioso:

Carissimo don Ivan, carissimi amici, fedeli della diocesi e della città di Perugia, vi ringrazio per questa occasione che mi è data per unirmi a voi all’interno della celebrazione eucaristica e per chiedervi di continuare a pregare per la pace in Terrasanta. Tutti voi sapete quello che è successo il 7 ottobre, tutti voi siete informati attraverso i quotidiani, attraverso i siti, attraverso la televisione; tutti voi sapete che questa è una tragedia che si sta consumando, è una guerra ulteriore in un momento in cui di guerre ce ne sono già troppe. La preoccupazione nostra è che questa guerra si allarghi ulteriormente, e la preoccupazione nostra, in sintonia con la preoccupazione di papa Francesco, è la preoccupazione che sia molto difficile, ma sia al tempo stesso assolutamente necessario, trovare le vie della pace, percorrere le vie della pace.

Ci rendiamo conto che, come cristiani, in questo momento l’unico strumento a nostra disposizione – sicuramente lo strumento più potente e più importante che abbiamo a disposizione – è lo strumento del digiuno, è lo strumento della penitenza, è lo strumento della preghiera. Papa Francesco ci ha invitato a questo esplicitamente sia nell’udienza del mercoledì la scorsa settimana, sia anche al termine dell’Angelus domenica scorsa. Permettetemi di riprendere alcune delle parole di papa Francesco, perché descrivono bene la sofferenza e la situazione che stiamo vivendo in Terrasanta e descrivono bene la necessità di trovare anche una via d’uscita a questa situazione, attraverso un cambio radicale.

Nell’udienza del mercoledì, papa Francesco ha detto: «Inquieta il possibile allargamento del conflitto mentre nel mondo tanti fronti bellici sono già aperti. Tacciano le armi, si ascolti il grido di pace dei popoli, della gente, dei bambini. Fratelli e sorelle, la guerra non risolve alcun problema, semina solo morte e distruzione, aumenta l’odio e moltiplica la vendetta. La guerra cancella il futuro». E l’invito del Papa: «Esorto i credenti a prendere in questo conflitto una sola parte: quella della pace; ma non a parole: con la preghiera, con la dedizione totale». E ancora, al termine dell’Angelus il Papa ha rivolto parole accorate che danno voce a noi che viviamo in questi luoghi: «Cari fratelli e sorelle, ancora una volta il mio pensiero va a quanto sta accadendo in Israele e in Palestina. Sono molto preoccupato, addolorato; prego e sono vicino a tutti coloro che soffrono, agli ostaggi, ai feriti, alle vittime e ai loro familiari. Penso alla grave situazione umanitaria a Gaza… La guerra, ogni guerra che c’è nel mondo, è una sconfitta. La guerra sempre è una sconfitta, è una distruzione della fraternità umana. Fratelli, fermatevi, fermatevi!».

Proprio per dare forza al grido, all’invocazione, alla supplica del Papa, che è il grido ed è l’invocazione e la supplica di tanta gente semplice che vive qui in Terrasanta e in tutto il Medio Oriente, è importante quello che state facendo. È importante la preghiera, è importante il digiuno, è importante la conversione del cuore; è importante tenere il cuore libero da ogni forma di risentimento, da ogni forma di odio, in modo tale che, se il cuore è libero dall’odio, poi la vita sia libera anche dalla violenza, dal desiderio di vendetta, dal desiderio di colpire l’altro.

Vi ringrazio per la vostra vicinanza e vi ringrazio per questa iniziativa di preghiera e v’invito a continuare ogni giorno a pregare per la pace. V’invito anche ad avere più iniziative di digiuno, e v’invito anche a saper trasformare poi il digiuno in condivisione, nelle forme che voi riterrete più opportune, con le popolazioni che stanno soffrendo: qui in Terrasanta, in tutto il Medio Oriente, nelle tante, nelle troppe guerre che ci sono nel mondo.

Un saluto da Gerusalemme e, da Gerusalemme, il Signore doni a noi e doni anche a voi la sua pace.

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