Saxa Gress di Gualdo Tadino, a dicembre finisce la cassa integrazione: 110 lavoratori a rischio

Filctem Cgil e Femca Cisl chiedono l’attivazione immediata di un tavolo ministeriale per risolvere la vertenza

R.P.

GUALDO TADINO (Perugia) – Un appello per chiedere di salvare una delle imprese storiche della ceramica umbra. E’ agli sgoccioli la cassa integrazione per i lavori della Saxa Gres, la ex Tagina di Gualdo Tadino. A smuovere le istituzioni per risolvere al più presto la situazione sono Filctem Cgil e Femca Cisl.

Per i segretari territoriali Euro Angeli e Simone Sassone è necessario e urgente «un intervento a sostegno delle piccole e medie industrie energivore dell’Umbria, in particolare del settore della ceramica, se non si vogliono mettere a rischio centinaia e centinaia di posti di lavoro».

Filctem Cgil e Femca Cisl sottolineano come le istituzioni «a tutti i livelli, ma il Governo in primis, dovrebbero fare quello che non stanno facendo, ovvero intervenire con politiche energetiche e di controllo delle tariffe di metano e luce, che stanno impattando in maniera drammatica sul tessuto industriale ceramico, mettendo sul lastrico centinaia di lavoratori occupati in questo settore».

Il caso più emblematico, secondo i sindacati, è quello del territorio gualdese, dove la ceramica in passato è stata motore economico trainante, dove esisteva la Tagina Spa (oggi Saxa Gres) che dava lavoro a più di 400 maestranze e che «ancora oggi, dopo numerose ristrutturazioni, occupa circa 110 lavoratori, per i quali è ormai prossima la scadenza della cassa integrazione straordinaria».

La cassa integrazione, informano i sindacati, terminerà il 31 dicembre 2023 «salvo proroghe decise in sede ministeriale, auspicabili ma non certe. La produzione è ferma dal luglio 2022 e da quel giorno tutto il personale percepisce l’ammortizzatore sociale a zero ore».

Tra i vari fattori che hanno portato alla crisi aziendale, Cgil e Cisl puntano il dito «su due aspetti fondamentali: la crisi internazionale, che ha generato costi energetici impazziti, ma poi, in un contesto già difficile, alcune lacune della proprietà, che stanno dando il colpo di grazia a quella che era una delle aziende di riferimento per il settore ceramico, sia in territorio umbro sia oltre i confini nazionali».

A fronte delle reiterate rassicurazioni da parte della direzione Saxa su soggetti interessati all’acquisto che avrebbero potuto garantire continuità produttiva, ad oggi, per i sindacati, l’unica cosa certa è che «ufficialmente non si è presentato nessuno e non si è mai giunti ad alcuna vendita. Le speranze da noi riposte nella risoluzione di questa vertenza sono state completamente disattese».

Intanto, denunciano i sindacati, i lavoratori «sono ancora a casa, con gli stipendi decisamente ridotti e con il rischio che, alla fine dell’anno, anche questa minima fonte di sostentamento venga meno. In conclusione, dal punto di vista delle organizzazioni sindacali, risulta fondamentale portare questa vertenza al tavolo ministeriale come già richiesto, per cui chiediamo anche alle Istituzioni regionali di sollecitare al più presto la composizione del tavolo in maniera urgente e non rinviabile».

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