Il ginepraio burocratico che blocca ancora lo stadio Città di Torino. «È un argomento da manuale di diritto»

Si attende la fine dell’anno per sapere il futuro dello storico impianto di gioco umbertidese di proprietà di una società non più attiva da decenni. Il Comune ha due strade da percorrere per farlo diventare pubblico

DI ALESSANDRO MINESTRINI

UMBERTIDE (Perugia) – Le sterpaglie che hanno divorato quello che una volta era il rettangolo di gioco, sono nulla rispetto al groviglio burocratico che vede come protagonista lo stadio Città di Torino. La situazione in cui versa lo storico impianto di calcio umbertidese è sotto gli occhi di tutti. Per un impasse legale, la struttura è abbandonata da quasi cinque anni, con l’incuria che ormai la fa da padrona.

Il tutto a causa di un motivo pernicioso. Tradotta in parole povere, la società proprietaria dello stadio, la Tiberis Srl, non esiste più da quasi mezzo secolo però non è stata decretata estinta. I soci fondatori sono tutti deceduti, i bilanci non vengono più pubblicati da decenni ma nel registro delle imprese il sodalizio è ancora presente. C’è una data che, però, farà da spartiacque ed è quella del 31 dicembre 2023. Quel giorno, come previsto dalla statuto societario, la Tiberis Srl cesserà di esistere.

Ma c’è un altro cruccio, ancora più spinoso, quello legato alla proprietà dello stadio. L’amministrazione comunale a più riprese ha ribadito la volontà di prendere possesso della struttura. Per farlo ha davanti due strade, tracciate da un professionista che ha espresso il suo parare per conto dell’amministrazione. La prima è quella dell’esproprio, iter già iniziato e per il quale è stato presentato anche un progetto  da 140mila euro per la riqualificazione dell’impianto. La seconda, invece, è quella della liquidazione giudiziale, considerata meno onerosa per il Comune.

Il caso del Città di Torino è tornato al centro del dibattito politico nel corso della seduta del Consiglio comunale. A presentare una interrogazione per chiedere lumi sul futuro della struttura è stato il gruppo del Partito democratico, con una interrogazione esposta in aula dal consigliere dem Spartaco Montanucci.  

La questione riguardante l’impianto di gioco, ha affermato il sindaco nella risposta, per la sua complessità dovrebbe «essere riportato nei libri di diritto. Una società che non fa bilanci da 50 anni non è cancellata se non c’è un atto alla Camera di commercio. Nella passata consiliatura abbiamo pensato al regime dell’esproprio ma non sono stati tempi facili a causa di due anni di Covid e poi c’è stato il terremoto. Quindi, siamo quasi arrivati alla scadenza naturale della società secondo quanto stabilito dell’articolo 3 del proprio statuto».

Il nodo principale è quello riguardante la successione, perché – ha aggiunto Carizia – all’articolo 24 dello statuto della Tiberis Srl viene scritto che al momento della cessazione della società, lo struttura «venga devoluta a opere di pubblica utilità di natura sportiva, ma non viene specificato apertamente il Comune. Ragionando insieme alla parte giuridica dell’ente e agli uffici tecnici, stiamo approfondendo se lo stadio finisca al Comune o al Demanio. Se non ci sarà una risposta precisa conviene procedere con l’esproprio. Se invece la situazione è più chiara, andremo avanti con la liquidazione giudiziale».

Il Comune, quindi, farà di tutto per avere nelle proprie disponibilità il Città di Torino: «La nostra volontà assoluta è quella di riprendere lo stadio, viste anche le richieste delle società sportive ma dobbiamo farlo sempre nel rispetto delle normativa che risulta molto complicata».

In merito alle opzioni sul tavolo, il primo cittadino così si è espresso: «Se dovessero dirci che la strada è quella della liquidazione giudiziale, la soluzione è abbastanza diretta. Nel caso in cui ci diranno che non è certo l’arrivo al Comune, bisognerà riprendere l’iter dell’esproprio e saremo chiamati a integrare il progetto che avevamo a suo tempo presentato».

A inizio 2024 si saprà quale destino attente il Città di Torino. Nel frattempo, le erbacce continuano a crescere in mezzo al campo e sugli spalti. Le mura di confine cominciano a cadere. Quello che una volta era il bar è diventato un cubo di cemento vuoto. Resiste la targa che celebra la leggendaria sfida Tiberis-Juventus, così come la speranza dei tanti appassionati di calcio locali di rivedere prima o poi riaperto il teatro di indimenticabili momenti di sport.

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