La fontana maggiore illuminata di rosso contro la violenza sulle donne (foto Francesca Cecchini)
La fontana maggiore illuminata di rosso contro la violenza sulle donne (foto Francesca Cecchini)

Stop alla violenza sulle donne, preoccupa in Umbria l’impennata di casi di revenge porn: in un anno sono aumentati del 34%

Emerge dai dati forniti dalla commissione regionale sui femminicidi e sulla violenza di genere e resi noti in occasione del 25 novembre

R.P.

PERUGIA – In Umbria c’è una controtendenza sui casi di violenza sulle donne ma i dati restano fortemente allarmanti. A preoccupare, è il forte incremento del revenge porn. E’ quanto emerge dai dati forniti in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne dalla commissione regionale sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere. Nel solo 2023 si registrano i due femminicidi accertati, ovvero quelli di Tuoro sul Trasimeno e di Terni, mentre in altri casi vi sono indagini in corso.

In provincia di Perugia da gennaio a settembre 2023 (dato più recente disponibile) sono stati denunciati i seguenti reati: atti persecutori 149, di cui 92 (il 62%) con donne vittime; nello stesso periodo dell’anno precedente, il 2022, erano 143 (donne vittime 109). I maltrattamenti contro familiari e conviventi sono attualmente 185 fino al settembre scorso, di cui 135 a danno di donne, mentre nel 2022 sono stati 165 nel periodo gennaio-settembre ma 211 complessivi in tutto l’anno). Le violenze sessuali sono ad oggi 42 (di cui 33 in danno di donne) mentre nello stesso periodo del 2022 furono 37 (ma complessivamente 52 in tutto l’anno). Sono attualmente 160 le denunce per lesioni o percosse di uomini in danno delle donne, mentre nello stesso periodo del 2022 se ne sono registrate 161. Incremento tristemente significativo invece (+34%) nel reato di diffusione di immagini o video sessualmente espliciti: dagli 8 casi del 2022 ai 21 attuali.

Per quanto riguarda la Provincia di Terni nel 2023 si assiste a un dimezzamento dei maltrattamenti in famiglia e delle denunce per atti persecutori, seppure i dati in possesso della Commissione non siano perfettamente confrontabili con l’anno precedente, essendo riferiti al 25 ottobre: in questa data si registrano 73 denunce afferenti al Codice rosso, nel 2022 (in tutto l’anno) erano stati 124. I maltrattamenti in famiglia sono stati 40, rispetto agli 81 di tutto il 2022. Le minacce o atti persecutori commessi dal coniuge separato sono 12 al momento nel 2023, in tutto il 2022 erano stati 25. Le violenze sessuali commesse sono 14, numero uguale al totale dell’anno scorso (ma anche qui con 2 mesi in meno di rilevamento).

La presidente dell’organismo, la leghista Manuela Puletti, ha detto nel corso di una conferenza stampa che si è svolta a palazzo Cesaroni: «Sono il punto di partenza per un approfondimento necessario ad avere un quadro della situazione e poter poi successivamente intervenire, mi auguro in maniera bipartisan ricordando che oltre a questi dati vi sono quelli sommersi, i casi non denunciati, che inevitabilmente vanno a incrementare la situazione reale».

La vicepresidente della Commissione, Donatella Porzi di Azione, ha ricordato il suo impegno in Europa, a livello di Comitato delle Regioni, per agevolare la direttiva del Parlamento europeo sul tema: «La priorità – ha detto – è un intervento sui giovani. Va ristabilito un patto educativo, noi dobbiamo essere di supporto. Serve una programmazione efficace, non studiata dall’alto ma condivisa con gli attori delle varie agenzie educative, in primis la scuola, ma senza scaricare su di essa tutte le responsabilità, è indispensabile il coinvolgimento delle famiglie».

La commissaria del Pd, Simona Meloni ha detto che« non si può scaricare tutto sempre sulla scuola, che deve avere strumenti, risorse economiche e personale formato, come ce ne sono nei centri antiviolenza, nei punti d’ascolto. Ripartiamo da questi luoghi, dando loro risorse importanti. In Assemblea legislativa è stata depositata una legge del Partito democratico sul revenge porn, i cui casi come vediamo sono in aumento».

Per Eleonora Pace di Fratelli d’Italia, in Umbria «siamo in controtendenza coi numeri ma anche con l’approccio da parte delle forze politiche. Essere qui oggi, con una voce che parla all’unisono è importante. Necessario il coinvolgimento degli uomini. Gli interventi ipotizzabili devono basarsi sulla prevenzione, la protezione e la certezza della pena: queste le linee su cui indirizzare l’operato. Per i centri antiviolenza c’è uno stanziamento importante dal governo, 55 milioni di euro, 20 in più rispetto agli anni precedenti». 

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