TERNI – Non si può parlare di dissenso politico, né tantomeno di rivolta, ma di maretta sì. La giunta e il sindaco Stefano Bandecchi, nel predisporre il bilancio di previsione per il 2024 sono andati decisi: più soldi per il decoro urbano a discapito di qualche taglio per welfare, per le manutenzioni dello stadio Liberati. Nel conto ci hanno messo gli aumenti: più care le rette degli asili nido, delle mense, dei trasporti scolastici. E i rincari più sensibili sono nella gestione del rilascio dei permessi di accesso alla Ztl. Perché l’amministrazione Bandecchi ha dovuto tenere in pareggio i conti di Terni Reti e dato che saranno tagliati oltre 13mila permessi, il rilascio di quelli confermati sarà più oneroso e, al rinnovo, anche le tariffe.
Una raffica di aumenti che provoca le prime ferite in una maggioranza finora granitica. Incentrata sul mono gruppo di Alternativa popolare che in consiglio comunale conta 2 voti. Voti che saranno confermati, ad iniziare da quello del sindaco, ciò non toglie che nel gruppo consigliare è tutto un chiacchierare. C’è chi esterna palesemente il suo disaccordo: lo ha fatto in Prima commissione il vice presidente del consiglio comunale, Raffaello Federighi. Che pur votando e confermando il suo “sì” per il bilancio, ha detto chiaramente che a lui tutti questi aumenti non piacciono.
Una posizione condivisa da almeno tre- quattro consiglieri di maggioranza. D’altronde Alternativa popolare alle elezioni si è presentata come la forza politica innovatrice anche sulle tariffe e sulle tasse comunali, viste come fumo negli occhi per tutti i ternani vessati da anni di aliquote al massimo, prima per i conti non rosei di Palazzo Spada, poi per il dissesto vero e proprio. In sostanza è dal 2012 che la leva fiscale comunale spreme i cittadini. Con Bandecchi doveva essere la rivoluzione. Ma il primo bilancio sembra andare in direzione opposta. Le aliquote sono tutte riconfermate al massimo. E a queste si aggiungono ulteriori aumenti . Il caso dei permessi per la Ztl è forse quello più eclatante.


