«Occasione persa per abbassare l’Imu»

Confedilizia all’attacco di Bandecchi: «Chiede ai proprietari dei negozi di abbassare gli affitti ma lui non lo fa con le tasse»

Aurora Provantini

TERNI – Le aliquote al massimo per l’Imu e per l’addizionale Irpef non piacciono neanche un po’ a Confedilizia Terni. L’organismo di rappresentanza della proprietà edilizia, dopo cinque anni di tunnel del dissesto, vedeva finalmente nel 2024 l’anno buono per abbassare la pressione fiscale comunale.

Andrea Messi, il presidente, ci credeva anche alla luce della richiesta avanzata dal sindaco Bandecchi ai proprietari d’immobile, di abbassare gli affitti.  Una richiesta necessaria –  a detta di  Bandecchi –  a rimettere in moto il mercato e ad attrarre nuovi investitori soprattutto nel centro città, dove sono più i locali sfitti che le vetrine illuminate. I proprietari avevano a suo tempo ribattuto che l’impedimento numero uno era la pressione fiscale troppo alta che non consente di ridurre i prezzi degli affitti. Ma ora erano pronti a ricevere la notizia dello sconto Imu a fronte di quello sulle locazioni: «Io abbasso l’affitto e  tu la tassa sull’immobile,  vedrai che quello che mi togli lo riprendi sotto altra forma da chi apre un negozio nel mio locale: occupazione di suolo pubblico, insegna, ombra». Per Messi era ovvio pensare che dopo anni di dissesto, fosse prima di tutti il Comune a fare la propria parte.  E il Comune, in effetti, potrebbe farla essendo ufficialmente uscito dallo stato di dissesto finanziario.  «Invece Palazzo Spada ha perso l’occasione – sottolinea Andrea Messi – di mettere finalmente mano alle aliquote di competenza comunale che da anni sono al massimo pesando oltremodo sulle tasche dei proprietari di immobili e di chi in genere produce reddito. E’ ormai chiaro che l’amministrazione Bandecchi, nel 2024, non farà questo. Così come è chiaro che ha scelto di aumentare quella che io chiamo la tassa del somaro (l’Imu). Nel bilancio di previsione ha infatti confermato le aliquote maggiorate  sostenendo che sia necessario per coprire i costi del decoro della città.  Il cane che si morde la coda. Così facendo, impedendo il fiorire di nuove attività commerciali rinuncia ad entrate consistenti».

E poi Messi fa presente che la prima forma di decoro, per Terni, è una vetrina illuminata. Il tasto dei negozi di vicinato, in questi giorni, è un tasto davvero dolente. Per quelli che si trovano nel centro storico non c’è solo il problema delle addizionali non abbassate che si vanno a sommare agli aumenti per il rilascio dei permessi di accesso alla Ztl, ma c’è la questione dei parcheggi: «Sono aumentati e questo significa scoraggiare le persone a fare shopping nel cuore di Terni» – solleva il caso una commerciante di via Petroni.

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