Au. P.
TERNI – Lo stop alle trasferte delle salme potrebbe arrivare nel giro di un paio di anni. Perché sul forno crematorio a Terni, il grande assente, qualcosa si è mosso. Nei giorni scorsi a Palazzo Spada è arrivata una proposta di una società di Bologna, che in Italia ne gestisce una trentina, per realizzarne uno nella Conca. Un investimento da 4 milioni di euro a fronte di una concessione lunga 25 anni.
La società pagherebbe al Comune di Terni anche una percentuale sui ricavi delle cremazioni: intorno a 100mila euro l’anno. Due anni i tempi di realizzazione. Insomma a fine 2025 tutto dovrebbe essere pronto per i ternani che decideranno, in caso di dipartita, di farsi cremare.
Tutto fatto, dunque? No, perché ora la proposta del gruppo di Bologna deve essere messa a gara. Lo dice il Testo unico degli enti locali, per appurare se dal mercato arriveranno proposte migliorative. Certo, chi parte per primo, parte meglio perché proprio le norme sulle gare pubbliche tutelano il proponente, chi avuto il coraggio di gettare il sasso nello stagno. Sono anni che si parla della mancanza di un impianto invece presente a Viterbo e Perugia, dove sono costretti a servirsi le famiglie ternane per i propri cari. Da vedere se dal territorio ternano arriverà una controproposta. Il mondo delle agenzie funebri – quasi venti aziende nel ternano – è in subbuglio. Certo, finora non c’è stata capacità di alleanze per avanzare proposte da 4 milioni di euro. Ma la paura dell’ “invasore” potrebbe aprire nuovi scenari.


