A Città di Castello si pensa alla secessione: «Ospedale depotenziato? Pronti a un referendum per andare via dall’Umbria»

La battaglia parte dalla consigliera del Pd, Maria Grazia Giorgi. La Lega stronca le polemiche: «Solo demagogia, nessun servizio a rischio»

r.p.

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Pronti alla secessione se l’ospedale sarà declassato. A lanciare l’idea del distaccamento di Città di Castello e di tutta la parte settentrionale dell’Altotevere è stata Maria Grazia Giorgi, consigliera tifernate del Partito democratico. Prendendo la parola nel corso delle comunicazioni in apertura della seduta del Consiglio comunale di lunedì 15 gennaio, ha puntato il dito contro le dichiarazioni dell’assessore regionale alla salute, Luca Coletto, sul futuro dei reparti di oncologia del nosocomio tifernate.

Proprio Coletto, nei giorni scorsi aveva rassicurato che «l’ospedale di Città di Castello mantiene la tipologia di Ospedale sede di Dea di I livello con la strutturazione delle Unità operative e dei servizi previsti». Il nosocomio tifernate, ha proseguito Coletto, mantiene «la configurazione di: spoke per la rete di emergenza- urgenza con PS h24; hub per la rete senologica con sede di Breast Unit; spoke della rete tempo-dipendente di cardiologia con emergenza; spoke della rete tempo dipendente ictus con Stroke Unit; spoke della rete tempo-dipendente traumatologica con Centro trauma di zona; spoke della rete punto nascita con unità neonatologica; spoke della rete trasfusionale; spoke della rete oncologica. Nella fattispecie della radioterapia oncologica, l’assessore ha fatto sapere che “è stata mantenuta ed eroga le stesse prestazioni, quindi per i pazienti il servizio resta invariato».
Le parole di Coletto non sono bastate alla consigliera del Pd. «L’hub – ha detto Giorgi nel corso del suo intervento – è un’eccellenza dove i pazienti riceveranno prestazioni sanitarie e specialistiche superiori a quelli forniti dai centri periferici come gli spoke. La radioterapia, sostiene l’assessore Coletto, sarà mantenuta ma come? In maniera autonoma senza dipendere da altri hub di riferimento? Nulla è stato detto sulla senologia diagnostica. Serve avere un centro con cure e macchinari all’avanguardia per la prevenzione e la lotta al cancro». L’esponente della maggioranza ha voluto quindi ringraziare il presidente dell’associazione Altotevere contro il cancro, Italo Cesarotti , che «ha lanciato un appello contro il ridimensionamento e il declassamento di reparti e servizi importanti d’eccellenza del nostro ospedale, centri a cui si rivolgono cittadini di altri Comuni dell’Umbria e di altre regioni». La rappresentante dem ha quindi ribadito la necessità di avere «una sanità che sia per tutti e non solo per chi si può permettersi di andare in centri privati».

Terminate le premesse, Giorgi ha quindi lanciato la sfida alla giunta regionale: «Se non venissero rispettate le aspettative legittime dei cittadini di avere una sanità pubblica che funzioni per tutti, mi attiverò per la promozione di un referendum popolare che ai sensi dell’articolo 132 ultimo comma della Costituzione, per staccare il Comune di Città di Castello dalla Regione Umbria o per creare quella che storicamente la parte nord dell’Altavalle del Tevere».
A gettare acqua sul fuoco della polemica, sono stati i consiglieri regionali della Lega Manuela Puletti, Valerio Mancini e Marco Castellari: «All’ospedale di Città di Castello – hanno detto gli esponenti altotiberini del Carroccio – nessun servizio verrà depotenziato. Si tratta solo demagogia da parte del Pd, che dovrebbe chiedere scusa a tutti i cittadini per aver creato un falso e inutile allarmismo». Puletti, Mancini e Castellari bollano come «denigratoria la campagna del Pd sulla sanità. E’ a dir poco spiacevole, a tratti vergognosa». Per quanto riguarda la Radioterapia, i leghisti ricordano che «è stato lanciato l’ennesimo infondato allarme. Infatti se, come succederà, ci sarà una modifica della struttura organizzativa interna, questo non significa che il servizio agli utenti verrà toccato. Per i cittadini, infatti, non cambierà nulla: ci sarà solo una razionalizzazione della spesa, ma non del servizio. Ricordiamo che proprio sulla sanità è caduta la Giunta regionale Marini e questo la dice lunga su quale era il livello della sanità pubblica gestita dal Pd».

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