di Diego Diomedi
Prosegue il viaggio di Umbria7 nei 7 VIZI GASTRONOMICI, un tour nel mondo del gusto attraverso i sette vizi capitali. Si pensi a un pranzo o ad una cena, possibilmente tra amici, conoscenti o addirittura parenti. I 7 vizi, sotto forma gastronomica, usciranno tutti. Dalla gola all’invidia, dall’accidia all’avidità. Basta un banchetto per poter rappresentare i peccati capitali. Ma perderli è proprio un peccato…
Aldivino è un ristorante fine dining a pochi km da Perugia, nel comune di Corciano. Il facile parcheggio rende semplice il raggiungere il locale e senza parcheggiare lontano, essenziale per un locale che si predispone in una precisa area enogastronomica.
Suonato il campanello, all’accoglienza accorre Emanuele, direttore di sala e sommelier del ristorante. È lui il cuore pulsante. Una rapida ispezione mostra un locale ordinato, pulito e veramente ben arredato. Nulla sembra banale e la luce che emana è estremamente elegante.
I ristoranti gourmet molto spesso nel fare, si perdono. L’arredamento in questo caso è di buon livello, coerente.
Perché Aldivino? Perché il vino è la passione di Emanuele e si vede benissimo. Tantissime bottiglie in mostra, una carta dei vini strepitosa e a buon mercato (per intenderci non quei ristoranti che ricaricano in maniera totalmente eccessiva senza se e senza ma).
La cena
Con la cena iniziano le danze di Enrico Pistoletti, lo chef del locale. Ben coadiuvato da Emanuele Rugio con la sua classe nel servire e l’ottima scelta nell’abbinamento cibo vino, si inizia con la serie di entree di benvenuto.
La selezione pane è favolosa. Quattro opzioni tra grissini, una focaccia, pane sfogliano e pagnotta ad accompagnare il burro. Un cestino del pane assai ricercato, buono e non scontato.
Il primo piatto è un cervo affumicato con mela, rafano e scorzanera. Forse il piatto che meno mi ha convinto, con poco equilibrio. Basta poco però perifrasi perdonare perché il calamaro che segue è buonissimo. È uno dei piatti forti dello chef, il calamaro dripping 2021. Tra ripieno del calamaro e nero di seppia porta ben lontano dall’Umbria. Segue quello che forse è il piatto non più buono della serata ma il più goloso. Anch’esso piatto firma dello chef, lo spaghetto burro affumicato, ostrica e lampone 2020 è tra i piatti più apprezzati.
La cena prosegue con lo gnocco ripieno di pecorino, coda di manzo e gramolada per poi arrivare a quello che forme è il piatto più complicato e risultato molto buono. La pescatrice (cottura perfetta) con cime di rapa, beurre Blanc e alici è un piatto buono (si, già detto), equilibrato, elegante e “frizzante”. Chiama la forchetta e chiama il vino (la barbera di Vigneti Massa tra azzardo, follia e matrimonio perfetto). I vini hanno accompagnato tutta la cena con coerenza e audacia. L’inizio con l’Edoardo di Cantina Ninni ha spianato subito la strada. Poi siamo andati in giro un po’ tra Italia e Europa, tra vecchie annate e cose più recenti. Insomma, è stato divertente. Il tutto concluso con dolce e piccola pasticceria. Un consiglio? Il menu degustazione “Acqua” e lasciatevi guidare da Emanuele nell’abbinamento.
Diego Diomedi vive a San Gemini, in Umbria. Storico dell’alimentazione e della gastronomia, collabora con “Umbria 7”, “Guide di Repubblica” e “Gambero rosso”. Ha preso parte come moderatore e come relatore a numerosi convegni e tenuto lezioni su tematiche enogastronomiche nelle scuole, all’Università e centri di formazione. Alunno di Massimo Montanari all’Università di Bologna, i suoi principali campi di ricerca sono la storia e l’antropologia alimentare. Collabora inoltre con diverse testate d’informazione. Per Edizioni Thyrus ha curato il libro “Conversazioni dantesche”.








