«La sanità pubblica di Terni è sotto assedio»

Maria Grazia Proietti, consigliera comunale del Pd: «Il Santa Maria lasciato da solo in prima linea»

Au. Prov.

TERNI – La sanità pubblica sempre di più Calimero in una realtà che pure abbonda di persone anziane e che ancora non si è ripresa dal duro scossone della pandemia. Il punto di vista e di prospettiva della consigliera del Pd, Maria Grazia Proietti.

Dottoressa Proietti, lei per tanti anni è stata punto di riferimento al Santa Maria. Come è la situazione dell’ospedale di Terni?

«Il Santa Maria ha degli ottimi professionisti, eppure per le difficoltà in cui si trovano ad operare spesso non si riesce a dare risposte adeguate ai pazienti. Quindi la situazione è oggettivamente complicata e questo perché con la buona volontà non si riesce a sopperire le carenze organizzative e strutturali. Voglio ricordare quello che è successo in pronto soccorso a dicembre quando c’è stata una epidemia influenzale. Il pronto soccorso è stato letteralmente prese d’assalto. E questo perché nessuno aveva previsto che il picco, che solitamente si registra a gennaio, potesse arrivare prima. Non ci si è organizzati. Invece avvalendosi dell’aiuto di medici di medicina generale per la gestione dei codici bianchi si poteva affrontare meglio. E come ci avvale dell aiuto dei medici di medicina generale per la gestione dei così bianchi – una novità organizzativa importante – così va fatto sempre con maggiore forza uno studio degli attuali processi come l’ invecchiamento nella nostra regione. Proprio perché ho diretto il reparto di geriatria e lungodegenza per tanti anni, ritengo che uno studio dei processi vada fatto. Che la buona sanità nasce da una buona organizzazione».

I dati dicono che tante persone si presentano al pronto soccorso di Terni. In maniera crescente di anno in anno. Perché?

«Perché la medicina territoriale è rimasta indietro. Ma questo un po’ ovunque. Ad ogni modo la medicina territoriale dovrebbe organizzare i percorsi assistenziali
partendo dall’utenza, dalla popolazione che vecchia. Nel nostro territorio, nel comprensorio Narnese Amerino, vivono le persone più vecchie d’Italia. Tenere conto di questo significa prevedere che le persone si ammalano di più e che un loro ricovero in ospedale diventa molto costoso e blocca il turn over. Invece per migliorare l’attività di alta specialità del Santa Maria, perché ricordiamolo è una struttura di alta specialità, dobbiamo trovare nuove proposte organizzative per le cronicità».


Tra tagli del governo centrale, economie delle regioni, il servizio sanitario pubblico è a rischio?

«Certo che è a rischio. E lo sarà fino a quando non si arriverà all’abolizione del tetto di spesa per il personale, che tutte le regioni chiedono. Un tetto, tra l’altro, che ha compiuto vent’anni, perché è del 2003. Invece aumentando significativamente le risorse finanziarie e creeremmo le condizioni economiche affinché i sanitari rimangano nel servizio pubblico».

Tornando all’ospedale, pensa che assisteremo mai alla realizzazione di una nuova struttura di alta specialità?

«Il 3 agosto il sindaco di Terni Bandecchi ci diceva che dopo sei mesi avrebbe posto la prima pietra. Sei mesi sono passati e io la pietra non la vedo. Ma il nuovo ospedale deve nascere. E’ una necessità della città e del territorio. Una struttura di alta specialità che non sarà, mi preme evidenziarlo, in competizione con il nuovo ospedale di Narni ma in sintonia. Saranno due ospedali con due vocazioni diverse.


C’è una disparità di trattamento delle Regione in campo sanitario tra Terni e Perugia?


«Già il fatto che si pensi ad un project financing per Terni quando per tutti gli altri ospedali dell’Umbria sono stati spesi soldi pubblici è una disparità. Mi stupisce come dopo l’incontro che il sindaco Bandecchi ebbe con la governatrice Tesei, le calorose strette di mano, gli annunci di un rapidissimo inizio dei lavori per il nuovo ospedale, non ci sia mossi».

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