TERNI – Tecnicamente le dimissioni di Stefano Bandecchi sono durate giusto 7 giorni: protocollate il 9 febbraio e ritirate, sempre con protocollo al Comune di Terni, il 16. Anche se c’era stato l’anticipo via social dell’8 sera.
Che cosa è cambiato in sette giorni e mezzo? E’ ormai chiaro che la lettera inviata al consiglio comunale per mollare tutto, è stata un atto in solitaria di Bandecchi. Il sindaco non ha condiviso la sua decisione con la giunta che è stata colta di sorpresa. Una mossa dunque alla Bandecchi, irritato dai mal di pancia interni al suo partito che avevano iniziato a contagiare anche il gruppo consigliare di Ap e almeno un paio di assessori comunali. Una botta d’impeto, carica di adrenalina, una di quelle che piacciono a Stefano Bandecchi, sempre pronto a gettarsi nella mischia a petto in fuori. Sparata la cannonata, poi Bandecchi ha iniziato a riflettere. Arrivando ad alcune conclusioni: mollare il Comune di Terni avrebbe costituito un pessimo curriculum per uno che continua a candidarsi al Governo dell’Italia. Nicolò Nicodemo, il sindaco di Taormina, glielo ha detto in modo chiarissimo a Bandecchi: «Non si scappa dalle responsabilità». Ancora, Bandecchi una volta incassa la completa delegittimazione del coordinatore provinciale di Ap, Lorenzo Filippetti, e di quello comunale di Riccardo Parca (già fatto fuori da tutte le chat di Ap) si è reso conto che altre resistenze dentro il partito non erano degne di nota. Il gruppo consigliare e gli assessori si sono sbrigati a firmare il documento di massima fiducia e vicinanza politica nei confronti del sindaco e di Ap. E certo Bandecchi non è tipo che si fa impressionare dal passo indietro del candidato a sindaco di Acquasparta, Fabrizio Leonelli, che dal canto suo non ha gradito la confusione e i parapiglia interni ad Ap. Infine, Bandecchi ha pesato le opposizioni. Venerdì le ha apostrofate come “animali”, ma in realtà si è accorto che le opposizioni erano pronte a lanciarsi nell’eventuale tornata elettorale conseguente alla conferma delle dimissioni. Non è un caso che un paio di giorni fa, in conferenza stampa, il centro sinistra e Cinque Stelle si sono presentati con un Capo largo animato da tutti gli esponenti dei vari partiti riuniti intorno allo stesso tavolo. In sostanza le suicide divisioni di appena un anno fa non sembrerebbero di nuovo all’ordine dei giorno.
Fatti tutti i conti, nella tarda mattinata di venerdì Stefano Bandecchi ha ceduto alle ennesime pressioni dei suoi e ha firmato le due righe di dietrofront. Mettendo fine ad una settimana che vede alcuni chiarimenti ma anche altrettanti enigmi: era proprio necessario utilizzare il cannone per rimuovere il coordinatori di un partito voluto e finanziato dal sindaco dimissionario Stefano Bandecchi?


