La Fontana di Piazza Tacito è a secco e tra Comune e Asm è gelo

La partecipata dice di avere fatto quanto di competenza. Il Comune tace. La paralisi del cantiere rischia di protrarsi per mesi

TERNI – «Abbiamo fatto quanto di nostra competenza». Asm fa sapere che sulla fontana di piazza Tacito, fuori uso da settimane, lei non deve fare altro. Come dire: il nostro compito è finito.
Poche le parole di Asm. Qualcuna in più comunque del Comune, che tace del tutto. E’ gelo tra Palazzo Spada e la sua partecipata.
La manutenzione era stata annunciata da Asm sul suo sito l’8 gennaio e indicava una serie di interventi ordinari necessari al buon funzionamento dell’opera monumentale di Ridolfi tornata al suo splendore il 29 dicembre 2021. Lavori che – scriveva Asm – avrebbero impiegato due mesi di termpo. Tanto che, a due anni dal completamento del restauto da due milioni di euro, quello stop ha destato scalpore. Ma è niente rispetto all’incredulità che sta destando adesso l’intera vicenda. La fontana, spenta e transennata il 15 gennaio, è stata teatro di interventi per sei giorni appena. In ventiquattro ore sono sorti i ponteggi necessari per “foderare” le colonne del castello con una speciale guaina e il 21 gennaio non s’è vista più l’ombra di un operaio nel catino della Fontana dello Zodiaco. Per tutta la durata dei festeggiamenti valentiniani, con il gran ballo degli innamorati voluto proprio nella piazza principale di Terni, la fontana simbolo della città dinamica, un cantiere. Non un bel vedere, con la zincatura delle parti metalliche venuta via.
Al momento non ci sarebbe un progetto definito per risolvere il problema. I tecnici sono giunti alla certezza che il castello dovrà essere sabbiato e poi verniciato. Probabilmente sul posto.
Il gelo tra Comune e Asm, comunque, non sarebbe sceso sulle modalità di intervento. I contrasti sarebbero sorti sulle professionalità necessarie per procedere all’ intervento. Una paralisi vera e propria. Testimoniata da un cantiere deserto, con i ponteggi metallici montati sul mosaico costato 800mila euro alla Fondazione Carit, seppur protetto da un telo di plastica e da alcune tavole di truciolato.

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