TERNI – L’odore della carta è quello inconfondibile «dei documenti che si ereditano dai propri genitori, delle lettere, dei rogiti». Stefano Bufi – ingegnere e già assessore all’Urbanistica del Comune di Terni – spiega come gli viene l’idea di titolare il suo primo libro (BertoniEditore) “L’odore della carta”, un ’opera che racconta alcune delle vicende che hanno caratterizzato la vita di una famiglia borghese tra Narni, Terni, Roma e luoghi del Mediterraneo e dell’Africa. La sua. E che verrà presentato mercoledì 12 giugno (ore 17) al Caffè letterario della Bct in presenza dell’autore.
«Dopo il congedo dall’attività professionale e politica, ho trovato il tempo e la passione di mettere mano a tutti quei documenti che io e mio fratello (Maurizio, ndr) avevamo in casa. Fogli che quando si ereditano solitamente si chiudono in cassetto insieme alle foto di famiglia e a molto altro ancora. Ecco. Li ho tirati fuori e li ho letti. Di alcuni non conoscevo neanche l’esistenza. Di tutti mi sono appassionato. E del loro odore». L’odore della carta dei vecchi documenti, per Stefano Bufi è unico. «E rimanda al passato». Infatti ne è nato un romanzo storico. «La mia famiglia è originaria di Narni – spiega – e io racconto le vicende dei miei bisnonni materni Boscherini e Marini, arrivati a Narni l’uno da Firenze, l’altro da Magliano Sabina. Invece i Bufi (bisnonni paterni, ndr) erano a Narni già da inizio Ottocento. Nel libro racconto il personaggio di Filippo Ubaldi, zio di mia mamma, militare di carriera che ha concluso la sua esperienza con il grado di generale, prima volontario in Libia, poi combattente e decorato sul fronte dell’Isonzo nella Prima Guerra Mondiale, poi ufficiale nelle colonie africane, poi impegnato e ancora decorato nella Seconda Guerra Mondiale in Jugoslavia, per concluderla infine come prigioniero dei tedeschi dopo l’otto settembre per due anni e mezzo di campi di detenzione in Germania. Racconto la vita e la morte prematura di mio nonno Boscherini, che, malato di tubercolosi, scrive delle lettere struggenti alla moglie e alle figlie dai sanatori dove era ricoverato».
Un capitolo a parte lo dedica ad una storia d’amore vissuta dalla mamma ventenne durante gli anni ’40. «Infine descrivo l’Italia del primo dopoguerra attraverso la vicenda sentimentale e il matrimonio dei miei genitori. Tutta questa storia familiare viene riconnessa alla mia esperienza di vita personale nel primo e nell’ultimo capitolo: nel primo racconto come sono arrivato a scrivere questo libro, nell’ultimo narro alcune mie vicende legate al ruolo della famiglia, e concludo passando il testimone della memoria, in senso ideale, alle generazioni future, in questo caso alla mia nipote Caterina, oggi nove anni, alla quale ho dedicato il libro».


