L’integrazione in Umbria si fa a scuola

Il progetto vede la luce alla Bufalini di Città di Castello

R.P.

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Imparare un lavoro e la lingua italiana. In Umbria tutto ciò è possibile. Dall’incudine al vocabolario, saldatura e grammatica: formazione ed inclusione vanno a braccetto alla Scuola di arti e mestieri Bufalini. Venticinque alunni provenienti da Mali, Guinea, Costa d’Avorio, Marocco, Burkina Faso, Bangladesh, richiedenti asilo politico ed iscritti al Programma garanzia occupabilità lavoratori della Regione Umbria per il corso di Saldatura, questa mattina hanno ottenuto il lasciapassare per l’ingresso nel mondo del lavoro ed alcuni di loro già dalla prossima settimana potranno essere assunti con un regolare contratto.

Le attività alle quali hanno partecipato  fanno parte di un  progetto  più ampio che si è svolto durante i mesi di aprile, maggio e giugno alla Bufalini, per un totale di 55 ore suddivise in lezioni di 4 ore ciascuna. Al corso hanno partecipato 25 alunni provenienti  tutti maggiorenni ed iscritti al Programma garanzia occupabilità lavoratori della Regione Umbria per il corso di saldatura: uno di loro ha seguito il percorso di cucina e gastronomia. Non solo dimostrazioni pratiche in officina di meccanica sotto lo sguardo vigile degli esperti,  Bianconi, Mansueti, Bellucci, Emiliani, Pedrinelli e Dottorini – i ragazzi hanno alternato anche lezioni in classe partecipando al laboratorio “Potenziamo l’italiano” finanziato dalla Regione Umbria Servizio Programmazione della rete dei servizi sociali e integrazione socio-sanitaria.

Questa mattina si è consumato il momento conclusivo di un bellissimo percorso umano e formativo con la consegna degli attestati presso la sala multimediale della Bufalini alla presenza della vicepresidente del cda della scuola, Elisa Volpi, assieme ai membri del consiglio e al direttore, Marco Menichetti, del sindaco e assessore alle politiche Sociali del comune di Città di Castello, Luca Secondi e Benedetta Calagreti, del sindaco di San Giustino, Stefano Veschi insieme agli assessori, Loretta Zazzi ed Enzo Franchi.   «Il percorso laboratoriale ha permesso al gruppo classe di approfondire le proprie conoscenze e competenze nei confronti della lingua italiana, nonché potenziare la padronanza della stessa. Ma non è stato solo questo – ha dichiarato Volpi, nel portare il saluto del presidente, Giovanni Granci – si è trattato di un esempio di buone prassi che ci ha visto provare a dare risposta ad un bisogno contingente di questi ragazzi da una parte trovare lavoro ma dall’altra avere anche la possibilità di’ riflettere su alcuni temi identitari e acquisire maggior consapevolezza rispetto al proprio status e al proprio progetto di vita supportati da una struttura che da secoli si impegna per legare la ricerca di lavoro e la crescita personale».

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