Pd / Schlein vince col nuovo a Perugia, Terni sprofonda nel passato

La sinistra che cambia vince, quella ternana dello “state sereni”, dopo due elezioni comunali disastrose, si avvicina alle regionali senza alcun progetto che non sia la riproposizione del passato

r.u.

PERUGIA – La scelta di Elly Schlein di far partire proprio da Perugia la campagna di raccolta firme per il referendum abrogativo contro l’autonomia differenziata, appena diventata legge, non è passata inosservata.

Né è stata scevra da interpretazioni. Il lancio della campagna della segretaria nazionale del Partito democratico, infatti, poteva simbolicamente partire da una città del sud (che l’autonomia rischia di svantaggiare, secondo i detrattori, o dalla capitale, ma la scelta della Schlein è ricaduta sul capoluogo umbro, a celebrare, secondo la vulgata più diffusa, la vittoria di un gruppo dirigente e di una coalizione che hanno invertito una tendenza e creato nuove speranze di successo.
Ai più attenti – e forse maliziosi – non sfugge però l’effetto domino tutto interno ai democratici umbri. Quelli che, segretamente, speravano in un flop di tanti giovani dirigenti e amministratori locali per riguadagnare posizioni nel territorio e sorrisi a Roma, ci sono rimasti veramente male.
Tanta l’amarezza dei vari Lord Castelreagh e Principe di Hardenberg (a chi scrive sembra inopportuno scomodare un Metternich o un Talleyrand) pronti a sedersi al tavolo dei vincitori di un nuovo Congresso di Vienna. Nessuna Restaurazione possibile neppure in quei territori, come ad esempio quello ternano, più morbosamente ancorati a un passato che, semplicemente, non c’è più.
«State sereni»: sembra il monito lanciato ai vari Paparelli, Raffaelli e Prosperini e agli altri riservisti e consiglieri di un regno senza sudditi.

Alle porte della nuova battaglia per le elezioni regionali, ognuno già lancia in resta pronto a perorare la causa del proprio vessillo. Ma l’accesso al campo di battaglia – largo, of course – appare molto stretto per le vecchie strategie dei generali in pensione o prossimi al congedo.
Il “nulla che avanza”, come veniva definito in modo sprezzante, si è organizzato, radicato nei territori e può contare sull’appoggio del partito nazionale, intenzionato a riprendersi l’Umbria e continuare quel processo di rinnovamento che già ha consentito di riconquistare tanti Comuni umbri.
Ed è facilmente prevedibile che anche la logica delle candidature nel sud dell’Umbria seguirà uno schema. Uno schema costruito su dei fondamentali molto semplici, in grado di ridurre l’effetto zavorra di un territorio che ha avuto le performance peggiori nella Regione: sindaci e rappresentati di territori che hanno vinto o impedito storicamente la vittoria alla destra (Narni?) ed eletti nelle città più grandi con consensi elettorali personali importanti (uomo e donna), spirito di coalizione e spirito… santo (questa volta la componente cattolica in una logica di coalizione avrà il suo spazio riconoscibile).
È un passaggio di fase, non solo generazionale, per la politica umbra.
Elly Schlein lo ha capito e ci ha tenuto a farlo notare con mediatica chiarezza.

Per sintetizzare: a Terni e provincia – a differenza di altre realtà che hanno saputo cambiare/ investire/ rigenerare – c’è un’assenza totale di dibattito politico, di rigenerazione e di ricambio generazionale. E probabilmente non ci si può invece permettere di restare arroccati su posizioni perdenti.

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