R.P.
PERUGIA – Un vero e proprio allarme quello del commercio al dettaglio nei centri storici. In poco più di una decade sono spariti totalmente 108 negozi nel cuore di Perugia e 82 in quello di Terni.
E se le saracinesche continuano ad abbassarsi, cresce invece la richiesta dei cittadini di avere sempre più botteghe vicino casa. E’ quanto emerge dall’analisi condotta da Confcommercio in collaborazione con SWG nell’ambito del progetto Cities, che si occupa di contrasto alla desertificazione commerciale nelle città italiane e di sviluppo del valore sociale delle economie di prossimità. Progetto che vede l’Umbria, a partire da Perugia città capoluogo, tra i protagonisti della fase di sperimentazione in corso. Secondo la ricerca, gli italiani vogliono vivere nei quartieri dove ci sono più esercizi di prossimità, perché questi rafforzano le comunità (per il 64% degli intervistati), fanno sentire più sicure le persone (57%) e fanno crescere il valore delle abitazioni (fino al 26% in più). E nove persone su dieci scelgono il quartiere in cui vivere proprio in base alla presenza di esercizi di prossimità. Non solo, gli intervistati percepiscono chiaramente quali tipologie merceologiche siano a maggiore rischio: l’abbigliamento per il 46% e i servizi essenziali, inclusi gli alimentari, per il 42%. «I risultati dell’indagine qualitativa Confcommercio-Swg – commenta il presidente di Confcommercio Umbria, Giorgio Mencaroni – confermano ciò che diciamo da tempo: senza negozi di prossimità le nostre città e i nostri borghi sono avviati alla desertificazione. Finalmente questa consapevolezza e questa preoccupazione si stanno facendo largo anche tra i cittadini. Crediamo che nell’alleanza tra imprese, cittadini, interlocutori politici sia la chiave per invertire una tendenza in atto, la cui pericolosità è ormai sotto gli occhi di tutti». Per Mencaroni «i negozi di vicinato svolgono un ruolo sociale insostituibile, anche nell’era digitale. Non lo diciamo solo noi, lo dicono i cittadini».
L’indagine qualitativa di Confcommercio si colloca in un quadro già preoccupante per l’Umbria. Secondo l’Osservatorio sulla demografia d’impresa di Confcommercio, in poco più di dieci anni sono “sparite” 108 attività di commercio al dettaglio nel centro storico di Perugia e 82 nel centro storico di Terni. Negli ultimi 4 anni, il centro storico di Perugia ha perso il 12,04% dei negozi mentre nelle periferie il dato è di -7,16%. A Terni, nello stesso periodo, si va dal -8,38 al -5,01%. Più preoccupante il confronto tra i dati del 2012 e quelli 2023, visto che il centro storico di Perugia ha perso ben il 30,95% delle sue attività commerciali, contro il 13,98% del resto del territorio comunale. Stessa dinamica a Terni, dove le percentuali con il segno negativo sono più vicine: -21,13% nel centro storico e -17,78% nel resto del territorio. «Come abbiamo già denunciato – conclude il presidente Confcommercio – questo trend ci preoccupa, ma chiama in causa tutti, perché significa meno servizi, vivibilità, sicurezza, attrattività. La riduzione dei livelli di servizio offerto dai negozi di prossimità confina infatti con il rischio di desertificazione commerciale dei centri storici, dove invece vanno richiamati giovani e famiglie, con specifiche politiche attive. Contrastare il fenomeno della desertificazione commerciale è uno degli obiettivi del progetto Cities, che intende proprio contribuire alla riqualificazione e rigenerazione dei centri urbani e sostenere le economie di prossimità. Grazie al progetto Cities, Confcommercio ha attivato 12 cantieri di innovazione urbana in Italia: Perugia è uno di questi».


