«Giuseppe Verdi si rivolterebbe nella tomba vedendo quello che si sta costruendo a Terni»

L’ architetto Paolo Leonelli interviene sulla attuale ristrutturazione: «Non è neanche degno di essere chiamato teatro»

TERNI – Sento la necessità, insieme a tutti quelli che auspicano di riavere a Terni un Teatro, di chiarire alcune questioni fondamentali, a proposito del progetto vincitore per la ristrutturazione del cinema-teatro Verdi, dal momento che la gran parte dei cittadini non conosce nemmeno quale fosse il nostro teatro lirico all’italiana. Nell’immaginario collettivo è radicata la convinzione che la costruzione del nuovo “teatro” secondo il progetto vincitore del concorso restituisca alla città una struttura moderna, efficiente e competitiva a livello funzionale nel più assoluto rispetto dei volumi, della capienza, delle dimensioni del palcoscenico e del golfo mistico (come nel precedente Teatro lirico all’italiana ottocentesco) in grado di poter allestire spettacoli, di qualsiasi genere, degni della tradizione passata. Le cose purtroppo non stanno così! Bisogna innanzitutto ricordare che la struttura attuale è quella di un cinema-teatro e non di un Teatro, ricavata dal precedente Teatro all’italiana (capienza 1.214 posti e non 650 come dichiara la precedente Amministrazione Comunale) con la riduzione dei volumi della sala spettatori in altezza e del palcoscenico in lunghezza. Quindi si sarebbe dovuto prima riacquisire i volumi del Teatro storico, come è consentito dalla legge e poi ricostruire il nuovo Teatro. La precedente amministrazione comunale, invece, ha indetto un concorso internazionale con delle prescrizioni ben precise tra cui la progettazione di un “ridotto” interrato (-7 metri, con una capienza di 150 posti) oltre a quello già esistente sopra il vestibolo, il mantenimento dei volumi della sala spettatori del cinema attuale (inferiori a quelli del Teatro precedente) e il rispetto del vincolo della Soprintendenza (non rispettato) sul cinema-teatro del Lucioli. Dal progetto vincitore è quindi scaturita una struttura ibrida, senza proporzioni, adatta più per proiezioni cinematografiche che per rappresentazioni teatrali, con volumi assai ridotti rispetto a quelli del Teatro storico (forse anche a quelli del cinema-teatro attuale), con una discutibile capienza di 700/800 posti (per rappresentazioni liriche si dovranno poi togliere sei file di poltrone diminuendo la capienza di circa 100 posti); un golfo mistico notevolmente ridotto che non consente di ospitare un numero sufficiente di orchestrali per produzioni lirico/sinfoniche di rilevanza; un palcoscenico accorciato rispetto all’originale che non è in grado di accogliere importanti masse corali e comparse come richiedono allestimenti tipo “grand opera” e poco funzionale, come confermato anche da molti specialisti del settore. Nella sala spettatori vengono inoltre realizzate due gallerie che influiscono negativamente sull’acustica la quale invece risulta ottimizzata solo nei teatri all’italiana, come lo dimostrano i più famosi Teatri del mondo. Il Teatro ha sue peculiari proporzioni che devono essere rispettate soprattutto per l’acustica e non può essere ricavato dentro una sala cinematografica come invece accade. È da evidenziare anche che la suddetta struttura non ricorda minimamente il nostro teatro all’italiana, infatti, come già detto, è ricavata forzatamente da un cinema, con una sala ribassata e allungata: l’ultimo spettatore delle gallerie ha poca visibilità e ridotta ricezione dei suoni perché molto più distante dal palcoscenico rispetto all’ultimo spettatore del loggione del precedente teatro ottocentesco. Il nostro era un elegante Teatro lirico all’italiana con quattro ordini di palchi e loggione, il più capiente dell’Umbria, progettato dal famoso architetto Luigi Poletti e intitolato nel 1901 al grande Giuseppe Verdi; nel 1949 è stato stravolto con la diminuzione dei propri volumi per poter costruire l’attuale cinema-teatro, quindi evitiamo la seconda violenza al nostro Teatro storico! Bisogna anche ricordare che i Conservatori (oggi denominati Istituti Superiori di Studi Musicali) venivano istituiti solo in città ove vi era la presenza di un Teatro lirico di tradizione; noi abbiamo l’Istituto “Briccialdi” statalizzato quindi risulta doveroso ricostruire il Teatro di tradizione che avevamo per poter portare ai più alti livelli strumentisti e cantanti attuando un’integrazione tra il Teatro di produzione e la scuola preparatoria alla professione. È da sottolineare che i costi per la realizzazione dell’inutile “ridotto” interrato sicuramente lieviteranno perché non è stato previsto un preventivo di spesa per la messa in sicurezza degli edifici adiacenti vicinissimi al sedime del teatro e nemmeno quello derivante dallo scavo che insiste in una zona ad elevato rischio archeologico (vedi relazione dell’archeologa Angelelli).

Teniamo comunque conto che il costo di una struttura teatrale, a parità di volume, è pressappoco identico per qualsiasi tipologia di teatro che si voglia realizzare poiché la parte statica deve sottostare alle norme di costruzione antisismica ed eventuali apporti di pitture e di arredi costituiscono solo una differenza economica molto contenuta. Quindi se si potesse eliminare la costruzione del costosissimo ed inutile secondo ridotto, si potrebbe ripristinare, con costi minori, il glorioso Teatro storico che avevamo considerando anche che sono reperibili i disegni progettuali del Poletti e gli spolveri del pittore Domenico Bruschi (in possesso dell’amministrazione comunale) utilizzati per la decorazione del plafond. È utile anche ricordare che il famoso architetto Pier Luigi Cervellati ha redatto uno studio di fattibilità per la ricostruzione del nostro teatro storico ed ha concluso che il nostro teatro lirico all’italiana era una perfetta sezione aurea e che con il materiale che abbiamo a disposizione è possibile ricostruirlo com’era con una spesa forse anche inferiore a quella che servirebbe per la costruzione della suddetta struttura ibrida. A Terni il Teatro propriamente detto era solo quello progettato dal Poletti di cui rimane solo la facciata e la struttura ibrida proposta dall’Amministrazione Comunale, scaturita dal Concorso internazionale, è stata oggetto di critiche da parte di numerosi esperti locali e nazionali che auspicano il recupero del nostro Teatro storico (Gianluca Petrucci, Stefano de Majo, Riccardo Leonelli, Francesco Giordanelli, Vladimiro Paiella, Marzia Ubaldi, Manuela Canali, Gabriele Gandini, Gigi Proietti, Vittorio Sgarbi, Carlo Palleschi, Pier Luigi Cervellati e tanti altri). Sarebbe pertanto opportuno trovare una soluzione ed evitare che si sprechino ingenti risorse economiche, maggiori di quelle necessarie per realizzare un vero teatro, per realizzare una struttura rimediata che non farà crescere culturalmente la città, ma ne favorirà il suo inesorabile declino.

Qualora non fosse possibile riavere il nostro teatro storico si potrebbe anche pensare alla ristrutturazione e messa in sicurezza dell’attuale cinema-teatro con preventivi di spesa sicuramente molto minori, con tempi notevolmente più celeri e, quindi, con la possibilità di avere a disposizione subito un “cinema-teatro” anche se non perfetto per rappresentazioni teatrali.  Infine è da considerare che il nostro teatro storico fu concepito come teatro lirico e intitolato a Giuseppe Verdi nel1901, dopo la sua morte; pertanto ora dovrebbe cambiare nome e portare quello di chi ha voluto fortemente questa seconda scellerata trasformazione del Teatro, onde evitare che il grande compositore si rivolti nella tomba.

Architetto Paolo Leonelli

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