di Marco Brunacci
PERUGIA – Verso le regionali, focus sulla terza “gamba” della sfida. Se la data (1-2 dicembre) sembra solo da annunciare, se il centrodestra tutto si sta facendo una ragione di dover sostenere Donatella Tesei – con quali gradi di entusiasmo si vedrà -, resta il nodo Stefania Proietti.
La candidata in pectore della coalizione “sinistra più campo extralarge” non riesca a dire di sì. Tutti sono appesi alla data del 16, riunione della coalizione, ma più nessuno prova a fare previsioni.
In realtà la scelta è davvero difficile, perché ci sono buoni motivi per il sì e altrettanto buoni per il no.
PERCHÈ NO:
A. Perché Proietti c’entra poco o niente con la nuova sinistra vincente, molto diversa dal centrosinistra che l’aveva tempo fa candidata governatrice.
La nuova sinistra, modello Ferdinandi a Perugia (ma adesso anche modello Kamala Harris negli Usa), ha la sua forza nei “diritti” e relativo dirittismo e sulla “religione dell’inclusione”, che esclude chiunque non si professi fedele (secondo le espressioni usate da Susanna Tamaro from Orvieto). Si basa sull’empatia e il sorriso convincente, lasciando intendere che la competenza non è così rilevante perché comunque si troverà qualcuno per risolvere i banali problemi del governare.
L’obiettivo è direttamente la felicità, non un buon piano regolatore.
Però, come si è visto a Perugia e forse si vedrà in Usa, per vincere è utile avere anche un avversario sul quale convogliare antipatia. Perché sei di Fdi (Scoccia) o perché sei Trump o perché sei Tesei.
B. La coalizione “sinistra più campo extralarge”, numeri alla mano, consente di avere buone probabilità di vincere, ma lascia intravedere una via crucis per chiunque voglia governare. Se questo “chiunque” ha una estrazione e un elettorato di riferimento cui rispondere che è di centro, la via crucis diventa un calvario a ogni stazione. La fine del povero Leonelli a Perugia è un monito. Il centro può anche fornire qualche aiuto per vincere, ma nel governo deve accontentarsi degli strapuntini.
C. Perché rinunciare a un palcoscenico internazionale sicuro come sindaca ad Assisi per un futuro – con qualche alea – da presidente di piccola regione, probabilmente non è un grande affare.
PERCHÈ SÌ:
A. Perché la coalizione è sì ben diversa da quella che l’aveva scelta, con un centro che ora è del tutto periferico, ma le garanzie di vittoria sono ben più elevate di qualche tempo fa. E quando si vince è comunque un bell’andare.
B. Perché la coalizione le garantisce di poter candidare Cavallucci al posto suo ad Assisi e di avere mano – relativamente – libera sulla scelta degli assessori.
C. Perché i leader nazionali (a partire da Conte), ai quali ha dato la sua disponibilità di massima, si sono impegnati a non lasciarla a bagnomaria come presidente di piccola regione. Le garanzie, con questa politica così tanto fluida, contano poco? Forse, ma rinunciare a una carriera nazionale molto probabile non è mai facile.
Conclusione: ecco perché Proietti ha motivo per sfogliare ancora della Margherita. Ci vado, non ci vado. Ma non potrà mica farlo all’infinito.
Ps. Se Proietti dovesse mai scegliere di rinunciare, ditelo in tempo al rettore Oliviero, che si rifugia in un Paese senza estradizione per non doversi candidare.


