«Gli idro-rigurgiti di Bandecchi non bastano a colmare il vuoto amministrativo»

L’ ex sindaco Giacomo Porrazzini: «Arroganza del potere, inconciliabile con il ruolo istituzionale»

TERNI – Diceva il filosofo  Friedrich Engels, storico compagno di avventure intellettuali e politiche di Karl Marx che: «Laddove manca il concetto s’insinua  la parola». Una verità confermata dalle esperienze di ciascuno di noi, quando, in una discussione, sente la debolezza delle proprie argomentazioni e cerca di reagire con le parole e con i toni alti; così, anche, dalla visione dei tanti talk show, dove politici a corto di argomenti provano a salvarsi con fiumi di vuote parole.

Siamo, tuttavia, ancora, in una dimensione fisiologica del confronto dialettico fra gli umani. Se invece ci accade di vedere, sbigottiti e sgomenti, un Sindaco, come quello di Terni che,  a fronte delle parole di un presunto “contestatore”, cioè di un cittadino che ne critica pacificamente l’operato amministrativo e i comportamenti spesso stravaganti, invece di contraddire il “contestatore” con argomenti verbali e toni civili, lo aggredisce sputandogli in faccia, più volte, l’acqua ingurgitata da una bottiglietta e “nobilitando” il gesto con epiteti da curva di Stadio o di angiporto, siamo alla negazione della politica; ci si può chiedere, perciò e, credo, legittimamente, cosa si stia insinuando, al posto del concetto che manca, clamorosamente, nella testa del primo cittadino, e soprattutto nel clima del confronto politico e civile ternano. Bandecchi ci ha abituato a queste “performance” che lo hanno reso personaggio strambo che fa audience nel talk show nazionali e nelle perfette imitazioni del comico nazionale Crozza, ma, questa volta, insultando con le sue parole volgari ed umiliando con i sui idro-rigurgiti, un cittadino ternano, cioè la intera Comunità, ha superato il segno dell’ammissibilità. Si può capire, dall’esperienza di questi anni, che nessuno possa chiedergli di esercitare la sua funzione di primo rappresentante della comunità ternana, con la “disciplina ed onore”, chiesti dalla Costituzione, oltre che dall’inapplicato regolamento del Consiglio Comunale, ma, almeno, la decenza ed un minimo di consapevolezza della funzione svolta che richiede, sempre, il rispetto delle opinioni avverse; funzione istituzionale primaria che dovrebbe contenere anche risvolti educativi e di esempio verso l’opinione pubblica cittadina. Se invece della parola, al posto del concetto che manca, s’insinua l’insulto e l’arbitrio volgare, come espressione dell’arroganza del potere, a mancare non sono più solo le idee utili alla città, ma, anche, la base etica per guidarla.

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