M.BRUN.
PERUGIA – Via, su. Un po’ di par condicio. L’Umbria svalvolata non solo a Terni, anche a Perugia. Sarà perchè ad ascoltare le storie di sputazzi, insulti e manoni rotanti di Terni, a Perugia, nuova gestione, avranno avuto un sussulto d’orgoglio cittadino. Messa bene sarebbe il derby della stravaganza. Messa diversamente è il precipizio delle istituzioni.
I fatti sono noti: un signore, eletto consigliere comunale in Perugia grazie a qualche decina di voti nelle file della compagine ferdinandiana, ala Cinquestelle, mentre agosto stava tramontando, ha deciso che in faccia alla Curia vescovile, nello storicamente austero Palazzo dei Priori, ha deciso di indossare la veste di un cardinale, sopra la quale apporre la fascia tricolore, per celebrare un matrimonio civile.
Chiariamo: essere consigliere comunale consente di indossare la fascia del sindaco e di celebrare il matrimonio civile. Quello che non consente è di prendere per i fondelli i credenti in una religione, come neanche mettere in piedi carnevalate ed esibizioni del cattivo giusto.
Umbria7 continua a temere che anche Perugia, al pari di Terni, anche se per motivi molto diversi, diventi una città-macchietta per il resto d’Italia e di questo nessuno, che abbia appena un po’ a cuore questa comunità, dovrebbe sentire la necessità. Ma non sfuggirà che c’è un risvolto politico in tutto questo.
Scegliamo l’intervento dell’ex vicesindaco e attuale capogruppo di Fare Perugia con Romizi-Fi per la domanda: «Scusi, sindaca Proietti, è sempre convinta della bontà della scelta di candidarsi a presidente della Regione sostenuta dal campo larghissimo? Guardi le foto e scopra quante irritualità nascondono rispetto alla celebrazione di un matrimonio: abito cardinalizio, fascia al contrario, simboli inusuali».
C’è chi prova a minimizzare: è solo una goliardata. Beh, allora dobbiamo aspettarci di vedere la moderata e cattolicissima Proietti uscire da Palazzo vestita da fraticella?



